venerdì 26 ottobre 2018

Calcolo della pensione: guida utile per capire quale sarà l’importo dell’assegno

Calcolo della pensione: guida utile per capire quale sarà l’importo dell’assegno

 

Calcolare la pensione è complicato, ma non impossibile: ecco una guida utile con tutte le istruzioni per il calcolo dell’assegno previdenziale.

Calcolo della pensione: guida utile per capire quale sarà l'importo dell'assegno
Sul calcolo della pensione influiscono diversi fattori: l’importo delle retribuzioni percepite, l’ammontare dei contributi maturati nonché il periodo in cui questi sono stati accreditati. In ogni caso, comunque, si applicano delle regole generali di cui vi parleremo in questa guida, nella quale trovate tutte le informazioni necessarie per capire come calcolare la vostra pensione e stimare quanto andrete a prendere una volta che smetterete di lavorare.
Ricordiamo, comunque, che per il calcolo della vostra pensione potete anche utilizzare il servizio telematico messo a disposizione dall’Inps: facendo l’accesso a “La mia pensione”, infatti, potrete utilizzare il simulatore del calcolo che, in base alla vostra situazione contributiva, stimerà l’importo del vostro assegno previdenziale.
Ma vediamo nel dettaglio come si calcola la pensione e quali sono le regole che si applicano a seconda dei casi.

Calcolo della pensione: quale sistema si applica?

Ad oggi si applicano due sistemi per il calcolo della pensione: quello misto, ossia per una parte con il retributivo e per l’altra con il contributivo, e quello interamente contributivo.
È bene ricordare, infatti, che la riforma Dini del 1995 ha sostituto il sistema retributivo per il calcolo della pensione, dove perlopiù si tiene conto della misura degli stipendi percepiti dal lavoratore, con quello contributivo dove invece - come si può facilmente intuire dal nome - si considera esclusivamente il montante contributivo dell’interessato.
Ebbene, con il passaggio dall’uno all’altro sistema per coloro che hanno contributi accreditati sia prima che dopo il 1° gennaio 1996 si applica il sistema misto. Questo, a sua volta, si suddivide in due varianti:
  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato meno di 18 anni di contributi si applica il sistema retributivo per la quota antecedente a questa data e quello contributivo per i contributi accreditati successivamente;
  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato almeno 18 anni di contributi il sistema retributivo si applica per la quota antecedente al 1° gennaio 2012, e il contributivo per quella successiva.
Ovviamente, per chi invece non ha contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996, si applica interamente il sistema contributivo per il calcolo della pensione; con il passare degli anni, quindi, ci sarà il totale passaggio al sistema contributivo.
Per capire come si calcola la pensione, quindi, dobbiamo vedere come funzionano questi due metodi e quali sono le regole che si applicano per ciascuno di questi.

Come funziona il sistema retributivo

Come anticipato, per calcolare la pensione con il sistema retributivo si tiene conto delle retribuzioni percepite dal lavoratore nell’arco della propria carriera.
Nel dettaglio, si prende il reddito medio percepito negli ultimi anni di lavoro - 10 anni nel caso dei lavoratori dipendenti - che si definisce come reddito pensionabile, e si moltiplica per l’anzianità contributiva, ossia per gli anni in cui sono stati versati i contributi, e per un’aliquota di rendimento.
Quest’ultimo è il parametro, espresso in percentuale, utilizzato per trasformare la retribuzione annua pensionabile nell’importo dell’assegno previdenziale; la regola generale presuppone un aliquota del 2% per ogni anno di lavoro, tenendo conto di un limite massimo di 40 anni di contributi (in tal caso, quindi, il lavoratore percepisce una pensione pari all’80% del reddito pensionabile).
Tuttavia, affinché al lavoratore si possa applicare un aliquota di rendimento del 2% è necessario che questo abbia una retribuzione annua non superiore a 46.630€; per chi supera questo limite l’aliquota viene progressivamente ridotta fino ad arrivare all’1% (per chi ha reddito superiore a 77.000€), evitando così che chi ha percepito stipendi molto alti durante la propria carriera sia maggiormente agevolato.
Per maggiori informazioni su come si calcola la quota di pensione che rientra nel regime retributivo vi consigliamo di consultare la nostra guida dedicata dove, tra l’altro, trovate anche la tabella completa di tutte le aliquote di rendimento che si applicano in base al reddito.

Come funziona il sistema contributivo

Il suddetto sistema retributivo era particolarmente vantaggioso per il lavoratore, specialmente per chi durante gli ultimi anni di lavoro ha percepito retribuzioni molto elevate. Per questo motivo si stava mettendo a rischio al sostenibilità del sistema, specialmente per l’invecchiamento della popolazione e - nel contempo - per la crisi del mercato del lavoro.
Per questo motivo la riforma Dini del 1995 ha decretato il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, nel quale invece si tiene conto del solo montante contributivo del lavoratore.
Questo si calcola moltiplicando la retribuzione pensionabile annua per l’aliquota di computo, ossia la percentuale di retribuzione pensionabile che viene accantonata come contribuzione ai fini previdenziali; il risultato, a sua volta, si moltiplica per il tasso di rendimento, ossia un tasso di rivalutazione annuo dei contributi versati.
Il risultato di questo calcolo, ossia il montante contributivo, a sua volta viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione così da trasformarlo nell’importo della pensione.
Riassumendo, per eseguire il calcolo della pensione per il sistema contributivo bisogna eseguire i seguenti passaggi:
  • calcolo dell’importo dei versamenti contributivi anno per anno. A tal fine si può applicare all’imponibile previdenziale (la somma assoggettata al calcolo dei contributi previdenziali) la percentuale relativa alla propria situazione previdenziale: 33% per lavoro dipendente, 23% per lavoro autonomo, tra il 27% al 30% per parasubordinati a seconda della situazione.
  • moltiplicare l’importo così ottenuto per il coefficiente di rivalutazione anno per anno. La somma di questi numeri sarà il montante contributivo totale.
  • applicare la percentuale relativa al coefficiente di trasformazione relativo all’età di quando si va in pensione. L’importo sarà quello della rata annua.
Per quanto riguarda l’ultimo passaggio, ipotizzando un montante contributivo di 170.000 euro se il lavoratore conseguisse la pensione a 62 anni otterrebbe infatti un importo pari a circa 8.245 euro lordi annui (170.000 x 4,85% = 8.245€); se conseguisse la pensione invece a 70 anni l’importo salirebbe a 10.842 euro annui (170.000 x 6,378% = 10.842€).
Per maggiori approfondimenti, vi consigliamo di leggere la nostra guida dedicata al calcolo della pensione con sistema contributivo, dove trovate anche la tabella con i coefficienti di trasformazione aggiornati al 2018.
fonte:  https://www.money.it/calcolo-della-pensione?utm_source=Money.it&utm_campaign=6860ccbfb4-RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-6860ccbfb4-302919809

giovedì 25 ottobre 2018

La Lombardia adotta il regolamento edilizio-tipo

La Lombardia adotta il regolamento edilizio-tipo
I Comuni dovranno adeguarsi entro e non oltre 180 giorni e il mancato adeguamento comporterà comunque la diretta applicazione delle definizioni uniformi che prevarranno sulle disposizioni comunali
Mercoledì 24 Ottobre 2018
La Regione Lombardia ha adottato, con una delibera proposta dall'assessore al Territorio e Protezione civile Pietro Foroni, di concerto con l'assessore al Bilancio e Semplificazione Davide Caparini, il regolamento edilizio-tipo (RET) che recepisce l'Intesa tra Governo, Regioni e Autonomie Locali.
"Il regolamento edilizio tipo (RET) è da oggi patrimonio di Regione Lombardia che ne ha adottato ufficialmente lo schema tipo e le definizioni tecniche uniformi - ha commentato Foroni - Con oggi la semplificazione edilizia in Lombardia ha fatto dunque un deciso passo in avanti, e da oggi tutti i Comuni inizieranno a parlare la stessa lingua, potranno confrontarsi e far tesoro ognuno delle esperienze degli altri, anche in caso di sentenze del Tar in materia edilizia, che faranno giurisprudenza per tutta la Lombardia. Si tratta - ha concluso l'assessore – di un risultato di grandissima importanza che arriva alla fine di un percorso condiviso passo a passo con Anci Lombardia, nonché con le associazioni dei professionisti del settore e i costruttori edili. Percorso che abbiamo completato in tempi rapidi, come promesso all'inizio di questa legislatura".
PROCEDURE UNIFORMI E RILANCIO DEL SETTORE. Una semplificazione burocratica che ha anche l'obiettivo, oltre che di standardizzare le norme in tutti i Comuni lombardi facilitando così la vita di cittadini e professionisti, anche di favorire la valorizzazione delle risorse energetiche, rilanciare il settore edile e la rigenerazione urbana sostenibile.
Con il recepimento di questa norma, infatti, si uscirà dalla complessità delle centinaia di regolamenti diversi per approdare finalmente ad uno schema di definizioni uniformi, metodi, procedure e tempi certi da seguire.
TEMPI CERTI E INCONTRI DI ACCOMPAGNAMENTO SUL TERRITORIO. I Comuni dovranno adeguarsi entro e non oltre 180 giorni e il mancato adeguamento comporterà comunque la diretta applicazione delle definizioni uniformi che prevarranno sulle disposizioni comunali. A tal fine l'assessore nei prossimi giorni scriverà una lettera a tutti i sindaci fornendo loro le prime indicazioni per procedere all'adeguamento. Inoltre sono stati già previsti quattro incontri di 'accompagnamento' sul territorio, uno a Milano e altri tre a Brescia, Lecco e Lodi. In queste sedi ai tecnici e amministratori comunali verrà fornito un testo commentato, per aiutarli a ridefinire i regolamenti edilizi.
fonte:  https://www.casaeclima.com/ar_36543__lombardia-adotta-regolamento-edilizio-tipo.html?mc_cid=5f069cad9d&mc_eid=c407fb72cd

Ora i comuni possono aumentare le imposte

Ora i comuni possono aumentare le imposte

 

Cade il blocco della leva fiscale negli enti locali. I sindaci potranno aumentare le aliquote dei tributi comunali rimaste ferme al 2016, anno in cui il congelamento fu voluto per la prima volta dal governo Renzi e via via confermato fino al 201
di da Rimini Francesco Cerisano

fonte:  https://www.italiaoggi.it/news/ora-i-comuni-possono-aumentare-le-imposte-2308418/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=tempo-reale#



sindaci
Cade il blocco della leva fiscale negli enti locali. I sindaci potranno aumentare le aliquote dei tributi comunali rimaste ferme al 2016, anno in cui il congelamento fu voluto per la prima volta dal governo Renzi e via via confermato fino al 2018. La richiesta, in cima alla lista dei desideri dei primi cittadini che da anni lamentano di avere conti ingessati proprio a causa del blocco delle aliquote, sarà recepita nella Manovra 2019. A confermarlo la sottosegretaria all'economia, Laura Castelli, alla XXXV Assemblea dell'Anci che si chiude oggi a Rimini. La sottosegretaria, dopo settimane di tensione tra governo e Anci sui tagli al fondo periferie, ha voluto portare un messaggio di pace ai comuni che ha ringraziato per «il contributo che ogni anno danno alla finanza pubblica», assicurando l'impegno del governo a individuare soluzioni condivise sulla legge di bilancio. Lo sblocco della leva fiscale va in questo senso perché darà più margini di manovra agli enti senza gravare sulle tasche dei cittadini. Di questo Castelli si è detta convinta. «I sindaci sono persone di responsabilità, sapranno come gestire lo sblocco», ha detto, escludendo che la misura possa determinare un aumento della pressione fiscale che vada a vanificare l'alleggerimento prodotto dalla flat tax. La sottosegretaria ha poi risposto indirettamente all'allarme lanciato dal presidente Anci Antonio Decaro sull'impatto che potrebbe avere sui bilanci comunali lo stralcio dei debiti fino a mille euro affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010. Una misura, contenuta nel dl fiscale (119/2018), che secondo l'Anci avrebbe portato alla cancellazione di 4 miliardi di crediti comunali incagliati. Secondo Castelli, tuttavia, il problema non si pone perché lo stralcio riguarda crediti che, essendo risalenti al periodo 2000-2010, dovrebbero essere o già prescritti o già svalutati da parte dei comuni. «Ne ho parlato con Decaro, si tratta di un fraintendimento». Castelli ha poi rivendicato le tante misure a favore dei comuni contenute nella Manovra. Dai fondi agli investimenti alla rinegoziazione dei mutui, dalla revisione della disciplina sul dissesto e pre-dissesto alla semplificazione delle procedure di gara che passerà non solo dalla riscrittura, ormai in dirittura d'arrivo, del codice appalti ma anche dal nuovo ruolo di Stazioni uniche appaltanti svolto dalle province (ItaliaOggi del 10 ottobre). «Crediamo molto nel ruolo di aggregatori che gli enti di area vasta potranno giocare a beneficio soprattutto dei piccoli comuni, spesso non in grado di fare le gare da soli», ha spiegato l'esponente M5S. Infine un accenno al tema migranti e al contestato ridimensionamento del sistema Sprar: Castelli ha lasciato intendere di avere vedute più simili a quelle dell'Anci che a quelle del ministro dell'interno Matteo Salvini. «Il parlamento ha sensibilità diverse che fanno parte del dibattito della politica», ha ammesso. «Ritengo doveroso e anche legittimo che si apra un confronto con il Viminale».
Più assunzioni nei comuni virtuosi. Buone notizie per i comuni sono arrivate anche dalla ministra per la p.a., Giulia Bongiorno, che intervenendo a Rimini ha rivendicato l'approvazione del ddl concretezza, oggi in consiglio dei ministri, e annunciato le prossime novità in materia di personale e digitalizzazione, tema a lei molto caro perché sulla trasformazione digitale l'Italia registra ancora ritardi allarmanti. Sul personale, Bongiorno ha confermato il turnover al 100% nella p.a. e lo stanziamento di tutti i fondi necessari per il rinnovo della parte economica dei contratti delle funzioni centrali (triennio 2019-2021) nonché per il finanziamento dell'elemento perequativo. Non solo. È in arrivo con la legge di bilancio 2019 una norma con cui si daranno maggiori margini di manovra nelle assunzioni ai comuni virtuosi. Sul fronte digitalizzazione, la ministra ha annunciato la prossima iniziativa della neo direttrice dell'Agid, Teresa Alvaro, che dovrebbe finalmente unificare le banche dati pubbliche consentendo, una volta fatta la registrazione a un date base con le proprie credenziali, di poter accedere a tutti gli altri. «L'abbiamo chiamata “once only” (una volta per tutte) con un termine inglese che personalmente non mi piace molto», ha ammesso la ministra, «ma che rende bene il senso di quello che vogliamo realizzare».