venerdì 24 aprile 2020

L’Italia nell’UE ha fallito: le parole di Germania e Austria lo dimostrano

L'Italia nell'UE ha fallito: le parole di Germania e Austria lo dimostrano 

 

 

 

L’Italia nell’UE ha fallito: le parole di Germania e Austria lo dimostrano

Le parole di Merkel e Kurz dimostrano che la strategia sul Recovery Fund di Conte e Gualtieri in occasione del Consiglio UE, per ora, ha fallito.

 https://www.money.it/L-Italia-nell-UE-ha-fallito?fbclid=IwAR1lPDfRiL1RZ31E6aNe1VQkvsZLljLLkbWU8chPSa3JTufdhfCrSck8d3M


Di fatto, l’Italia non ha ottenuto nulla dall’attesissimo Consiglio europeo di giovedì.
Sì, si è concordato sullo strumento del Recovery Fund, come richiesto da Conte, ma l’unico aspetto chiaro è che questo sarà correlato al bilancio europeo UE venturo per i prossimi sette anni.
Infatti, come chiarito da Angela Merkel, «tutti d’accordo sullo strumento, il disaccordo è su come finanziarlo », un aspetto non di poco conto. Senza un accordo sulla metodologia di finanziamento del fondo non vi è, al momento, alcuna possibilità che questo possa essere messo in campo molto presto. Il nodo da sciogliere è uno: concedere finanziamenti a fondo perduto oppure procedere con la cessione di prestiti, che per loro natura devono essere ripagati, e con gli interessi.
Quanto intercorre tra queste due possibilità - sulle quali nasce tutto il disaccordo tra gli Stati membri - fa tutta la differenza del mondo.
L’Italia ha così fallito (per ora): l’obiettivo era far sentire la sua voce, pretendere aiuti immediati e un accordo serio e concreto del Recovery Fund, mentre quello che ha ottenuto è l’ennesimo rinvio. Il Consiglio ha infatti passato la patata bollente alla Commissione UE affinché presenti una strategia da applicare sul Recovery Fund entro il 6 maggio.

L’ottimismo di Conte e Gualtieri non tiene conto della discordia sul Recovery Fund

Dal vertice è arrivato il sì al MES per chi ne farà richiesta, per un valore complessivo di 240 miliardi di euro, sì anche al SURE per 100 miliardi ai prestiti che la BEI garantirà per le imprese per un valore di 200 miliardi di euro, il tutto a partire dal 1° giugno. Ricordiamo che le risorse disposte - per 540 miliardi in totale - sono da considerarsi complessive e da distribuire per tutti gli Stati membri che ne faranno richiesta.
 Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualteri sono corsi a plaudere quanto ottenuto dal Consiglio europeo di giovedì 23 aprile. Uno spiraglio si è aperto, è vero, ma si è mancato di sottolineare che l’Europa è ben lontana da concedere dei finanziamenti a fondo perduto e dal dare l’ok ad una mutualizzazione del debito tramite eurobond o similia.
Il Consiglio Europeo riconosce che il #RecoveryFund è “necessario e urgente” e deve avere risorse significative. Un successo per l’Italia e i paesi che hanno spinto per questa soluzione
twitta Gualtieri, correttamente fiero che il Recovery Fund sia stato ritenuto dall’Europa «necessario e urgente», ma non facendo alcun riferimento alla discordia nata sul suo possibile finanziamento.
Sulla stessa scia si aggiunge Conte, che parla di «grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa»:

Il muro di Austria e Germania: no agli eurobond

A calmare i festeggiamenti sono le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, che in sede di conferenza stampa a margine del vertice specifica che non vi è alcun accordo su come dovrebbe «essere finanziato il Recovery fund», nello specifico non vi è alcuna intesa se procedere con dei sussidi a fondo perduto - contributi che quindi non dovrebbero essere ripagati dallo Stato che ne beneficia, possibilità fortemente sostenuta dal francese Emmanuel Macron nelle sue dichiarazioni di ieri sera - oppure con prestiti.

A sostenere la tesi tedesca arriva l’Austria con il suo cancelliere
Sebastian Kurz, che ha dichiarato su Twitter:
L’Austria è inoltre pronta a mostrare solidarietà per supportare la ripresa delle nostre economie. Dovremmo farlo attraverso dei prestiti. Una mutualizzazione del debito o gli eurobond non sono accettabili. Continueremo a coordinare la nostra posizione con Paesi affini.
Anch’egli, in sede di conferenza stampa a conclusione del Consiglio, ha spiegato che la Commissione UE lavorerà «nelle prossime settimane i dettagli del fondo per la ricostruzione sulla base di un’analisi delle esigenze dei singoli Stati membri», ma ha poi aggiunto:
Deve essere chiaro che i fondi per la ricostruzione dovranno essere successivamente rimborsati dai paesi destinatari e che l’Austria non si assumerà i debiti degli altri Stati membri dell’UE.

FONTE: REDAZIONE WWW.MONEY.IT




Come cambia il lavoro di prossimità nella fase 2

https://www.pmi.it/economia/mercati/331268/come-cambia-il-lavoro-di-prossimita-nella-fase-2.html#_=_

Di Redazione PMI.it
scritto il

Come cambia il lavoro di prossimità nella fase 2


 

Panoramica delle professioni di prossimità in Italia: ecco cosa cambierà nella Fase 2 per i lavoratori a contatto con il pubblico.
Tra operatori sanitari, parrucchieri ed estetiste,commessi e camerieri, i lavoratori di prossimità attivi in Italia sono 6 milioni e 145mila. Il contatto diretto con il pubblico è inevitabile in molte professioni, in pratica per il 26,5% dell’occupazione nazionale.  Inevitabile pertanto modificare il modus operandi con l’arrivo della fase 2 dell’emergenza Coronavirus e con e il progressivo allentamento del lockdown dopo il 4 maggio.
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, nell’indagineCome cambieranno le professioni di prossimità”, scatta una fotografia dettagliata riportando la classifica dei lavoratori maggiormente esposti al contagio, per i quali sarà necessario attivare maggiori tutele per la Fase 2.
  • Secondo l’analisi, commercianti e addetti alle vendite rappresentano il 28% del totale, seguiti dagli esercenti e dagli addetti alle attività di ristorazione che corrispondono al 18%. Se i primi si stanno già adattando alle nuove regole di sicurezza, i secondi saranno chiamati ad attuare una totale riorganizzazione della modalità di lavoro, partendo dagli spazi fino ai turni.
  • Per quanto riguarda le professioni sanitarie, gli addetti corrispondono al 15,9% tra tecnici (radiologi, fisioterapisti, etc) e figure qualificate nei servizi sanitari e assistenziali (infermieri, operatori sanitari e così via), mentre i medici sono il 4,9%: per tutti sarà previsto un rafforzamento dell’orientamento alla sicurezza e soprattutto alla prevenzione.
  • Le professioni qualificate nei servizi personali, come parrucchieri e barbieri, estetisti, massaggiatori, logopedisti (12,6%), vivranno una riorganizzazione a tutto tondo che prevede l’organizzazione degli spazi, la gestione degli appuntamenti, il contingentamento delle entrate, una maggiore attenzione per l’igiene e cura dei locali e degli strumenti di lavoro.
  • Anche per le operatrici che svolgono servizi di pulizia a domicilio (7,3%), saranno coinvolte nella ripresa con il rispetto di quelle norme minime di sicurezza che contraddistinguono ogni rapporto sociale, anche all’interno delle famiglie.

=> Sicurezza sul lavoro e Coronavirus: i requisiti per restare aperti

Qui di seguito una panoramica dettagliata.

All’uso di mascherine e guanti, obbligatori per tutti, si aggiungeranno anche dispositivi specifici di protezione per riorganizzare le attività in modo da garantire il distanziamento sociale. Bisognerà fare i conti con una revisione dell’organizzazione dei luoghi di lavoro, assicurare il contingentamento degli accessi, fornire protezioni individuali e garantire una maggiore attenzione all’igiene e alla cura dei locali – afferma il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.
Si tratterà di un cambio epocale, di cui peraltro non si conosce la durata. E ciò renderà particolarmente difficile l’adattamento ai nuovi modelli organizzativi delle aziende più piccole.


lunedì 20 aprile 2020

Coronavirus, per il territorio Lodigiano quasi 10 milioni di euro da Regione Lombardia

https://primalodi.it/cronaca/coronavirus-per-il-territorio-lodigiano-quasi-10-milioni-di-euro-da-regione-lombardia/


ECONOMIA E CORONAVIRUS

Coronavirus, per il territorio Lodigiano quasi 10 milioni di euro da Regione Lombardia

I fondi saranno spalmati tra il 2020 e il 2022.

Coronavirus, per il territorio Lodigiano quasi 10 milioni di euro da Regione Lombardia 

Lodi, 20 Aprile 2020 ore 16:10
Da Regione Lombardia quasi 10 milioni per i comuni del territorio e 700mila euro per il Capoluogo di Provincia.

9.700.000 euro a favore dei Comuni del Lodigiano

E’ quanto deciso dalla giunta regionale della Lombardia. Un vero e proprio Piano Marshall in grado di mobilitare complessivamente risorse per 3 Miliardi di euro: 400 milioni per Comuni e Province per opere immediatamente cantierabili, il resto per altre opere regionali.
I fondi saranno spalmati tra il 2020 e il 2022, con l’ottica di fornire risorse che potranno essere effettivamente investite dagli enti locali. Obiettivo: far ripartire il motore dell’economia lombarda.
L’impegno di Regione Lombardia e’ senza precedenti per la quantità di risorse destinate a favore dei municipi.

L’impegno di Regione

“La Lombardia, culla dei liberi Comuni, riparte dalle sue radici, dalle sue comunità che in questi mesi hanno resistito alla piu’ grave crisi dal dopoguerra, dai suoi Sindaci che saranno finalmente in condizione di dare risposte concrete ai cittadini con strade, scuole, viadotti, impianti sportivi, manutenzioni, prevenzione del dissesto idrogeologico e tutte le opere necessarie alla ripartenza. Un Piano Marshall che punta su operosità, sviluppo e sicurezza, come già anticipato dalle nostre linee guida in Lombardia si lavorerà all’insegna delle 5 D (Distanza, Dispositivi, Digitale, Diagnosi, Diritti). Anche nel Lodigiano il nostro sforzo e’ stato straordinario, trovando e garantendo risorse mai cosi’ ingenti prima d’ora. E’ il nostro modo per dimostrare che la Regione Lombardia parla coi fatti” conclude il presidente della Regione Attilio Fontana.

La distribuzione nei Comuni – clicca le immagini


 
 
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fonte: primalodi.it 
redazione 

domenica 19 aprile 2020

A scatenare il coronavirus in Lombardia sono state le polveri sottili?

https://valori.it/coronavirus-lombardia-polveri-sottili-pm10/



Ambiente

A scatenare il coronavirus in Lombardia sono state le polveri sottili?


A scatenare il coronavirus in Lombardia sono state le polveri sottili?

La Società di Medicina Ambientale e le università di Bologna e Bari hanno analizzato la correlazione tra PM10 e diffusione del coronavirus.

Con risultati sorprendenti
Di Andrea Barolini
Lo smog nella Pianura Padana, in una foto satellitare del 2005 © Nasa
La presenza di polveri sottili nell’aria e la diffusione del coronavirus hanno un legame. Ad affermarlo è un position paper pubblicato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e dalle università di Bologna e di Bari. L’analisi sottolinea come vi sia «una solida letteratura scientifica che correla l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5). È noto infatti che le polveri sottili funzionano da “carrier”, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus».

«Le polveri sottili fungono da vettore dei contaminanti, virus inclusi»

Questi ultimi, infatti, si «“attaccano”, con un processo di coagulazione, al particolato, costituito da particelle solide e/o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze». In questo modo i virus possono «“viaggiare”, in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni. Il tasso di inattivazione dei virus nel particolato atmosferico dipende dalle condizioni ambientali. Mentre un aumento delle temperature e di radiazione solare influisce positivamente, un’umidità relativa elevata può favorire un più elevato tasso di diffusione».
I ricercatori citano in particolare uno studio condotto a Taiwan nel 2010, secondo il quale «l’influenza aviaria può essere veicolata per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportano il virus». Ciò con «una correlazione di tipo esponenziale tra le quantità di casi di infezione e le concentrazioni di PM10 e PM2.5». Nel 2016, un’analisi di un’università cinese, ha confermato l’esistenza di un rapporto «tra la diffusione del virus respiratorio sinciziale umano (RSV) nei bambini e le concentrazioni di particolato».
Un anno più tardi, uno studio di un gruppo di ricercatori di Cina, Australia e Finlandia ha confermato che «il numero di casi di morbillo in 21 città cinesi nel periodo 2013-2014 è variato in relazione alle concentrazioni di PM2.5». I ricercatori hanno dimostrato in particolare che «un aumento di PM2.5 pari a 10 μg/m3 incide significativamente sull’incremento del numero di casi di virus del morbillo». Infine, nel 2020, un’altra analisi di scienziati cinesi è giunta alle stesse conclusioni.

La possibile relazione tra picchi di PM10 e accelerazioni dell’epidemia

Per quanto riguarda più specificatamente il coronavirus, la SIMA e le università di Bari e di Bologna hanno analizzato i dati relativi alle polveri sottili (PM10) – tenendo conto delle giornate di superamento dei limiti di legge – e quelli di diffusione della malattia nelle province italiane.
polveri sottili e coronavirus
Il grafico evidenzia una relazione lineare (R2=0,98), raggruppando le Province in 5 classi sulla base del numero di casi infetti (in scala logaritmica: log contagiati), in relazione ai superamenti del limite delle concentrazioni di PM10 per ognuna delle 5 classi di Province © SIMA, università di Bologna, università di Bari
«Si evidenzia – scrivono i ricercatori – una relazione tra i superamenti dei limiti registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo». Ciò considerando «un ritardo temporale intermedio di 14 giorni, pari al tempo di incubazione del virus fino all’identificazione dell’infezione contratta».

Il caso della provincia di Brescia

Secondo gli studiosi, «la relazione tra i casi di COVID-19 e PM10 suggerisce un’interessante riflessione sul fatto che la concentrazione dei maggiori focolai si è registrata proprio in Pianura Padana mentre minori casi di infezione si sono registrati in altre zone d’Italia.
Le curve di espansione dell’infezione nelle regioni presentano andamenti perfettamente compatibili con i modelli epidemici, tipici di una trasmissione persona-persona, per le regioni del sud Italia. Mentre mostrano accelerazioni anomale proprio per quelle ubicate in Pianura Padana in cui i focolai risultano particolarmente virulenti. E lasciano ragionevolmente ipotizzare una diffusione mediata da “carrier”, ovvero da un veicolante».
La relazione tra numero di contagi e superamenti dei limiti imposti dalla legge alla presenza di polveri sottili © SIMA, università di Bologna, università di Bari
Lo studio propone in particolare un grafico relativo alla provincia di Brescia. Dal quale sembra evidente la correlazione tra i picchi di diffusione del coronavirus e le giornate con alte concentrazioni di polveri sottili.
polveri sottili e coronavirus
Il caso della provincia di Brescia: i ricercatori suggeriscono un possibile legame tra giorni di superamento dei limiti di legge per le PM10 e i picchi di diffusione del coronavirus © SIMA, università di Bologna, università di Bari

«Un monito per una rinascita sostenibile»

«A questo proposito è emblematico il caso di Roma in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane. Senza però innescare un fenomeno così virulento», aggiunge lo studio. Che conclude la propria analisi suggerendo di introdurre «misure restrittive di contenimento dell’inquinamento».
«L’impatto dell’uomo sull’ambiente sta producendo ricadute sanitarie a tutti i livelli» commenta Alessandro Miani, presidente della Societa’ Italiana di Medicina Ambientale (SIMA). «Questa dura prova che stiamo affrontando a livello globale deve essere di monito per una futura rinascita in chiave realmente sostenibile, per il bene dell’umanità e del pianeta. In attesa del consolidarsi di evidenze a favore dell’ipotesi presentata, in ogni caso la concentrazione di polveri sottili potrebbe essere considerata un possibile indicatore o “marker” indiretto della virulenza dell’epidemia da Covid19».

al 18 aprile Coronavirus | A Lodi e provincia 2.714 positivi: i dati aggiornati Comune per Comune Lodi conta ancora il maggior numero di contagiati. A seguire Codogno e Casalpusterlengo.

https://primalodi.it/cronaca/coronavirus-a-lodi-e-provincia-2-714-positivi-i-dati-aggiornati-comune-per-comune/?fbclid=IwAR25ipKIV4G5CDaoUbLvWZOyz1kgpvLH0RmFqx6mI1SMdAqHCk8i6UQ-5Yk

al 18 aprile

Coronavirus | A Lodi e provincia 2.714 positivi: i dati aggiornati Comune per Comune

Lodi conta ancora il maggior numero di contagiati. A seguire Codogno e Casalpusterlengo.

 

Lodi, 19 Aprile 2020 ore 09:36
Nella provincia di Lodi, le persone positive al Covid-19 sono ormai 2.714. A Lodi si contano 565 cittadini positivi mentre a Codogno e Casalpusterlengo sono 328 e 212. Ecco i dati aggiornati, Comune per Comune, alla data del 18 aprile 2020, forniti da Regione Lombardia.

Dati in miglioramento

“Gli accessi agli ospedali calano e le persone che guariscono aumentano. I decessi ancora ci addolorano e ci fa dire che siamo ancora in emergenza – ha spiegato Fabrizio Sala nella conferenza stampa di sabato 18 aprile 2020 – Il rispetto delle norme nella Fase 2 a maggior ragione sarà fondamentale”.
Nello specifico, i ricoverati sono 10.042 (585 in meno rispetto a ieri), mentre i pazienti in terapia intensiva sono 947 (24 persone in meno rispetto a ieri. Infine, salgono a 12.050 le vittime accertate, con 199 nuovi decessi (in netto calo rispetto al giorno precedente, quando ne erano avvenuti 243).

I dati in provincia di Lodi

I dati dei singoli comuni della provincia di Lodi, vedono sempre in testa il capoluogo con 565 cittadini positivi. A seguire Codogno con 328 Casalpusterlengo con 212 contagiati. (Dati forniti da Regione Lombardia aggiornati al 18 aprile 2020)

I positivi Comune per Comune

(I Comuni con meno di 4 casi non sono inseriti)
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