venerdì 8 giugno 2018

Verso l'approvazione regionale del regolamento edilizio

Verso l'approvazione regionale del regolamento edilizio: la Regione Lombardia, a breve, delibererà l’approvazione del Regolamento Edilizio Tipo (RET), introducendo, agli atti dell’Intesa Stato/Regioni, modifiche e specificazioni volte a ridurre le possibili interazioni con gli atti della

BANDO ISI INAIL click day il 14 giugno 2018

BANDO ISI INAIL click day il 14 giugno 2018

inail logo online

Bando Isi per gli incentivi INAIL a fondo perduto per la sicurezza . Da ieri i progetti che hanno raggiunto la soglia minima ricevono il codice per l'invio della domanda

 https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/25229-bando-isi-inail-click-day-il-14-giugno-2018.html?utm_campaign=Rassegna+Giornaliera&utm_medium=email&utm_source=Rassegna+quotidiana+&utm_content=Rassegna+Giornaliera+2018-06-08

 

E' terminata la prima fase della procedura per l’assegnazione degli oltre  249 milioni di euro di incentivi del BANDO ISI INAIL 2017  (per l'erogazione nel 2018)  destinati al  miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. L'INAIL ha comunicato la data  di apertura e chiusura dell'invio delle domande  gia sottoposte in bozza da parte delle imprese interessate fissata al 14 giugno 2018. A partire dal 7 giugno 2018, le imprese che hanno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista e salvato definitivamente la propria domanda possono accedere nuovamente alla procedura informatica per effettuare il download del proprio codice identificativo.  Tale codice deve essere custodito dall’impresa e utilizzato il 14 giugno 2018, giorno dedicato  all’inoltro telematico delle domande.
Il click day si svolgerà in un’unica sessione dalle ore 16.00 alle ore 16.30.
I progetti inviati all'INAIL fino allo scorso 31 maggio 2018, scadenza della prima fase, sono più di 17mila. Ora i progetti che hanno raggiunto il punteggio minimo per l' ammissibilità potranno accedere  alla piattaforma per effettuare il download del proprio codice, necessario per l'invio della domanda "ufficiale" nel momento del CLICK DAY .
L'istituto pubblicherà  a breve anche una circolare con le regole tecniche che illustrano le modalità di funzionamento dello sportello informatico  .

Segui il Dossier Bando INAIL 2017 per restare aggiornato con le novità e la normativa.

Fonte: Inail

 

Pace fiscale nel decreto di mezza estate

Pace fiscale nel decreto di mezza estate

 Risparmio rottamazione

Primi obiettivi del nuovo governo: pace fiscale e centri per l’impiego

 https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/25241-pace-fiscale-nel-decreto-di-mezza-estate.html?utm_campaign=Rassegna+Giornaliera&utm_medium=email&utm_source=Rassegna+quotidiana+&utm_content=Rassegna+Giornaliera+2018-06-08

 

Il nuovo governo spinge affinché entro metà luglio possano essere approvati due dei punti cardine dei programmi elettorali di Lega e Movimento 5 Stelle. In particolare la pace fiscale e la ristrutturazione dei centri per l’impiego sono tappe obbligatorie per poter raggiungere obiettivi più grandi quali la Flat tax e il reddito di cittadinanza.
Entrambi gli obiettivi programmati hanno bisogno di liquidità ed ecco che nasce l’esigenza di porre in primo piano la pace fiscale.
Nel contratto di governo è stato esplicitamente sottoscritto che dalle statistiche emerge che “gli incassi della riscossione derivano quasi esclusivamente dalle rateazioni e da altre misure analoghe che mirano ad agevolare il pagamento. È evidente allora la necessità di un intervento per potenziare le procedure finalizzate al recupero bonario del credito. Il miglioramento delle procedure di riscossione passa inevitabilmente dal preventivo e definitivo smaltimento della mole di debiti iscritti a ruolo, datati e difficilmente riscuotibili per insolvenza dei contribuenti. È opportuno instaurare una “pace fiscale” con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”.
Il Governo ci tiene a specificare che non si tratta di un condono ma una sorta di maxi rottamazione delle cartelle Equitalia per i contribuenti che, fino ad ora, non hanno potuto pagare Irpef, Iva, contributi Inps e altre imposte. Il Deputato della Lega Borghi ha precisato che, mentre il condono ha l’obiettivo di annullare una grossa sanzione a seguito di un accertamento fiscale o un'omessa dichiarazione, la pace fiscale è rivolta a quei contribuenti che sono arrivati al fallimento a causa delle tasse, perché hanno dichiarato tutto ma non sono riusciti a pagare quanto avrebbero dovuto. Ovviamente l’utilizzo di alcuni termini apre immensi spiragli circa l’ambito soggettivo di applicazione della pace fiscale, una piccola certezza al momento sembra essere data dal fatto che è stato dichiarato vi rientreranno tutti i contribuenti con debiti non superiori a 200.000€.
Le situazioni debitorie verranno valutate caso per caso e differenti saranno i risultati impositivi. Si parla infatti di tre diverse “aliquote sanatorie”, 25, 10 e 6 per cento e ognuna di queste verrà o meno scelta a seconda della capacità reddituale del soggetto che vuole appacificarsi col fisco. Ci si chiede quindi se gli strumenti idonei a stabilire la situazione reddituale potrebbero arrivare dai modelli ISEE oppure se verranno prese in considerazioni le ultime dichiarazioni dei redditi presentate.
Al momento sono davvero tante le supposizioni circa le caratteristiche e le condizioni di accesso alla pace fiscale, tuttavia, per poter iniziare a pensare ad una qualsiasi manovra di mezza estate, sarà necessario che il governo sciolga la complicata situazione data dalle nomine di viceministri e sottosegretari, nonché l’assegnazione delle deleghe ai ministeri.
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Fonte: Fisco e Tasse

 

 



Pensioni: quota 100 per superare la Fornero

Pensioni: quota 100 per superare la Fornero


https://www.pmi.it/economia/lavoro/270669/pensioni-quota-100-per-superare-la-fornero.html#_=_

 
Il Governo propone al quota 100 per superare la Legge Fornero, ma le risorse finanziarie impongono paletti che rischiano di penalizzare fortemente le categorie oggi tutelate dall'APe sociale.

Ottenuta la fiducia in Parlamento, il nuovo Governo si prepara ad emanare i primi provvedimenti legislativi e tra le priorità che vengono evidenziate dagli esponenti dell’Esecutivo c’è la revisione della Riforma delle Pensioni Fornero, con l’obiettivo di garantire una maggiore flessibilità di uscita, senza gravare eccessivamente sul bilancio dello Stato. Si tratta di uno dei punti cardine dell’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle e sul proprio profilo Facebook il neo Ministro del MiSE e del Lavoro annuncia:
Applicheremo la misura quota 100 per superare la Fornero.

Quota 100: requisiti e vincoli


L’ipotesi più caldeggiata è dunque quella della quota 100, intesa come somma dei requisiti anagrafici e contributivi, con l’applicazione di alcuni vincoli, volti a rendere il sistema previdenziale proposto sostenibile a fronte delle molte perplessità sollevate, in primis dal Presidente INPS, Tito Boeri. L’INPS ha infatti stimato un costo proibitivo per la quota 100, pari a 15 miliardi di euro l’anno. Per scendere a 5 miliardi di euro annui (50 miliardi in 10 anni), si prevede l’applicazione dei seguenti paletti:
  • minimo 35 anni di contributi e 64 anni di età;
  • massimo due anni di contribuzione figurativa utile al raggiungimento della quota 100, a parte quelli derivanti da maternità e puerperio;
  • applicazione del sistema contributivo a tutti.

Alla quota 100 verrebbe inoltre affiancata la possibilità di ottenere la pensione di anzianità con circa 41 anni di servizio, indipendentemente dall’età.

Quota 100: le categorie svantaggiate

Per molti cambiare la legge Fornero non è una buona idea, lo ha ribadito il presidente di Eni, Emma Marcegaglia, a margine dell’assemblea di Federchimica Milano:
Abbiamo sempre detto che secondo noi la legge Fornero è una riforma importante e quindi cambiarla non credo che sia una buona idea.
Se da una parte la quota 100 garantirebbe un’uscita dal mondo del lavoro più flessibile dall’altra rischia di produrre pensioni troppo basse, come sottolinea Alessandro De Nicola (Adam Smith Society):
Se si va in pensione a 65 anni con 35 anni di contributi e si applica il sistema contributivo, attenzione: la pensione sarà bassina.

Contraria alla quota 100 anche l’ex ministro Elsa Fornero:
Anzitutto, quello che leggo non è quello che hanno promesso. Se fossi un elettore di Salvini gli chiederei di fare quello che si è impegnato a fare come primo provvedimento, cioè cancellare la riforma Fornero. La cifra che hanno stanziato (cinque miliardi), molto inferiore a quella che servirebbe per la cancellazione, è comunque una cifra alta per le finanze italiane. Può forse bastare a introdurre “quota 100″ con un età minima di 64 anni mentre molte altre risorse sarebbero necessarie se si volesse ripristinare la pensione di anzianità, e pertanto consentire il pensionamento con 41 anni (e mezzo) di contributi indipendentemente dall’età anagrafica.
In questa proposta sono poco considerate le donne, i lavoratori precoci e quelli che fanno i lavori gravosi. Sarebbe meglio che queste risorse fossero impiegate nel miglioramento delle prospettive di lavoro dei giovani. La mia riforma era in linea con l’affermazione del metodo contributivo. Con i provvedimenti anticipati si torna a parametri politici esogeni che non tengono conto del grande cambiamento demografico in atto.

Cesare Damiano (PD) spiega cosa accadrebbe con la quota 100 alle categorie oggi tutelate dall’APe sociale:
Se fosse vero che parte da 64 anni di età, questa scelta rappresenterebbe una penalizzazione per chi svolge attività gravose perché questi lavoratori possono andare in pensione a 63 anni con Quota 99 (63 più 36 di contributi).
Non solo, per chi è disoccupato o ha un familiare disabile a carico, i contributi scendono a 30 anni (Quota 93).
Per le donne, poi, c’è uno sconto ulteriore di un anno per ogni figlio (massimo 2 anni), che porta i contributi necessari a 28 anni (Quota 91).
Inoltre, non bisogna dimenticare sempre per queste 15 categorie di lavoratori, che svolgono attività gravose, c’è anche il blocco dell’aggancio dell’età della pensione all’aspettativa di vita.
Eliminare l’APe sociale sarebbe, dunque, molto dannoso per una vasta platea di lavoratori. Si tratterebbe, al contrario, di renderla strutturale.

tratto da pmi.it


giovedì 7 giugno 2018

Flat Tax: cosa cambia con la “tassa piatta” per famiglie ed imprese

Flat Tax

Flat Tax: cosa cambia con la “tassa piatta” per famiglie ed imprese  

 

 

https://www.leggioggi.it/2018/06/06/flat-tax-cosa-cambia-per-famiglie-imprese/?utm_term=128162+-+Flat+Tax%3A+cosa+cambia+con+la+%E2%80%9Ctassa+piatta%E2%80%9D+per+famiglie+ed+imprese&acc=33e75ff09dd601bbe69f351039152189&utm_campaign=NEWSLETTER+Leggi+Oggi+-+Newsletter+n.+21+-++2018-06-07&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=23951+-+Newsletter+n.+21+%282018-06-07%29

La proposta della Flat Tax elaborata da Armando Siri, è stata indubbiamente la bandiera economica della nuova Lega di Matteo Salvini in occasione dell’ultima campagna elettorale. Si tratta di una promessa che ha fatto molta presa sull’elettorato italiano tendenzialmente di centrodestra. Ma che cosa prevede nello specifico e perché si parla di rivoluzione fiscale?

Le origini della Flat Tax

L’ideologo della Flat Tax fu l’economista statunitense di famiglia ebrea, Milton Friedman, Nobel per l’Economia nel 1976, fondatore del pensiero monetarista e ispiratore del governo britannico di Margaret Thatcher e di quello USA di Ronald Reagan. Friedman ideò questo sistema di tassazione nel lontano 1956. Oggi è in vigore in Russia e in qualche Paese dell’Est Europa come l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, l’Ucraina, la Romania, la Macedonia, l’Albania, la Bulgaria e la Repubblica Ceca. Nel 1994, durante l’esordio politico di Forza Italia, Silvio Berlusconi cercò di introdurre il tema nel nostro Paese, proponendo di sostituire l’Irpef progressiva con un’aliquota unica del 33% (inclusa una no-tax area per i più poveri). La proposta è poi tornata in voga ai giorni d’oggi ed entrata all’interno del contratto di governo Lega M5S.

Che cos’è la Flat Tax

La Flat Tax è la “tassa piatta”, vale a dire un sistema fiscale non progressivo, fondato su un’aliquota fissa (a meno che non sia accompagnata da deduzione fiscale o detrazione). In tal caso, nonostante l’aliquota rimanga costante, quella media effettiva risulterà crescente. Questa differenza è importante, poiché in Italia una Flat Tax senza deduzioni fiscali e detrazioni sarebbe incostituzionale. Il sistema fiscale della Flat Tax si riferisce alle imposte sul reddito familiare e sui profitti delle imprese e solitamente prevede una no-tax area, ovvero un’esenzione per le famiglie sotto un certo reddito. I sostenitori della Flat Tax sostengono che grazie a questa riforma fiscale, tutti i cittadini sarebbero più incentivati a pagare le tasse rispetto ad ora e ciò limiterebbe in modo consistente (ma non calcolabile nel dettaglio) l’evasione e l’elusione fiscale, oltre a promuovere la crescita economica.

La Flat Tax all’italiana nel contratto di governo Lega M5S

Questa proposta, almeno inizialmente, è stata molto osteggiata dal Movimento 5 Stelle. Solo tre mesi fa il partito di Di Maio sul proprio sito ufficiale definiva la Flat Tax “una bufala da chiamare flop tax”. Oggi, dopo la trattativa per formare il governo con la Lega, i grillini hanno subito un cambio repentino di posizione, dichiarando che questo sistema fiscale rappresenterebbe “un elemento interessante che presenta enormi benefici sul ceto medio”. Insomma, si può dire che la Lega l’abbia spuntata.
Nel contratto di governo viene prevista l’introduzione di una Flat Tax meno piatta dell’originale, ma a due aliquote, al 15 e al 20% per persone fisiche, famiglie, partite Iva e imprese. Una sorta di “Dual Tax” con sistema di deduzioni per garantire la progressività dell’imposta, rispettando in questo modo i principi costituzionali. L’aliquota al 15% verrebbe applicata ai redditi familiari fino a 80mila euro, mentre quella al 20% ai redditi superiori.

Cosa prevede il sistema attuale

In Italia, oggi, è in vigore un sistema con 5 aliquote e altrettanti scaglioni Irpef:
  • Il 1° scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 0 e 15.000 euro l’anno e presuppone un’aliquota Irpef del 23%. Viene prevista anche una no-tax area.
  • Il 2° scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 15.001 euro e 28.000 euro l’anno e presuppone un’aliquota Irpef del 27% per la parte eccedente ai 15.000 euro.
  • Il 3° scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro l’anno e presuppone un’aliquota Irpef del 38% per la parte eccedente ai 28.000 euro.
  • Il 4° scaglione comprende i contribuenti con un reddito compreso tra 55.001 euro e 75.000 euro l’anno e presuppone un’aliquota Irpef del 41% per la parte eccedente ai 55.000 euro.
  • Il 5° e ultimo scaglione comprende i contribuenti con un reddito superiore ai 75.000 euro e presuppone un’aliquota Irpef del 43% per la parte eccedente ai 75.000 euro.

Divergenze tra gli economisti leghisti

In casa Lega l’economista Alberto Bagnai, neo senatore, annuncia che si dovrebbe partire dalle imprese con l’applicazione del nuovo regime fiscale e solo successivamente per le famiglie: “Mi sembra che ci sia un accordo sul fatto di far partire la Flat Tax sui redditi di impresa a partire dall’anno prossimo. Il primo anno per le imprese e poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie”.
Ma nel giro di qualche ora viene corretto dal collega On. Armando Siri, ideatore della Flat Tax in salsa leghista, che dichiara: “Non è vero che dal prossimo anno la Flat Tax entrerà in vigore solo per le imprese, ma ci sarà anche per le famiglie. Poi tutto sarà a regime per il 2020. Si deve partire con degli step: il sistema è diverso perché la Flat Tax per le imprese c’è già e noi la estendiamo anche a società di persone, Partite Iva etc. È una riforma storica perché viene trasferito a 5 milioni di operatori quello che oggi è solo per 800.000 imprese”.
Mentre il Ministro dell’Economia Giovanni Tria si è pronunciato a favore della Flat Tax, ma suggerendo di far scattare le clausole di salvaguardia, e quindi l’aumento dell’Iva, per finanziarla. Una proposta che per ora non ha trovato il sostegno delle due forze politiche che compongono il Governo Conte.
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leggioggi.it

mercoledì 6 giugno 2018

IL PD ATTACCA LA GIUNTA COMUNALE A CASTIGLIONE SULLA VIABILITA' URBANA

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
ART.TRATTO DA IL CITTADINO LODI

FRASSATI CASTIGLIONESE E OPEN DAY 1 LUGLIO A CASTIGLIONE D'ADDA

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

REGIONE LOMBARDIA -- AMBIENTIAMOCI PER SCUOLE PRIMARIE


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, disponibile in versione online e cartacea la collana AmbientiAMOci, una serie di 4 libretti dedicati ai bambini delle scuole primarie su fondamentali temi: , , e  

REGIONE LOMBARDIA -- SOSTEGNO PER LE LOCAZIONI PER GENITORI SEPARATI E DIVORZIATI


  4 h4 ore fa 
Un sostegno per le spese di locazione delle abitazioni di genitori o . Scopri di più

REGIONE LOMBARDIA -- PUBBLICITA' E PROGRESSO CON ARPALOMBARDIA

5 h5 ore fa 
📢 Chiamata alla sostenibilità 🌎 Pubblicità Progresso con e Ufficio Scolastico Regionale lanciano il contest --> Scopri info e regolamento:

Appuntamento in Biblioteca-venerdì 15 giugno ore 21.00 presentazione del libro: “La memoria e il sogno. Maria Cosway a Lodi”

BICLIOTECA COMUNALE DI CASTIGLIONE D'ADDA 

Appuntamento in Biblioteca-venerdì 15 giugno ore 21.00 presentazione del libro: “La memoria e il sogno. Maria Cosway a Lodi”

La Biblioteca Comunale, all’interno della manifestazione “Il Lodigiano e i suoi tesori 2018″ invita alla presentazione del libro:
La memoria e il sogno. Maria Cosway a Lodi” a cura di Luigi Rocca e Michela Spoldi venerdì 15 giugno alle ore 21.00 presso la Biblioteca comunale in piazza Matteotti, 1.
volantino 15 giugno

 http://www.comune.castiglionedadda.lo.it/eventi/appuntamento-in-biblioteca-venerdi-15-giugno-ore-21-00-la-memoria-e-il-sogno-maria-cosway-a-lodi/

C.r.e.d. Centro Ricreativo Estivo Diurno 2018: aperte le iscrizioni a castiglione d'adda

C.r.e.d. Centro Ricreativo Estivo Diurno 2018: aperte le iscrizioni

 http://www.comune.castiglionedadda.lo.it/eventi/c-r-e-d-centro-ricreativo-estivo-diurno-2018-aperte-le-iscrizioni/

L’Associazione Sport Codogno in collaborazione con il Comune di Castiglione d’Adda organizza dal 2 luglio al 10 agosto il CRED 2018
Iscrizioni presso il Comune entro il 23 giugno
Incontro di presentazione con gli operatori: mercoledì 13 giugno alle ore 18.00 presso il Municipio
volantino e modulo di iscrizione cred 2018

Reddito di cittadinanza e Rei, chi ne ha diritto

Reddito di cittadinanza e Rei, chi ne ha diritto 

 

Reddito di cittadinanza e Rei, chi ne ha diritto
Reddito d’inclusione e nuovo reddito di cittadinanza: quali sono i requisiti per ottenere i sussidi?
Da un reddito di 540 euro mensili per una famiglia di 5 e più persone, a un reddito pari a 780 euro mensili a testa: è questa, in parole povere, la principale differenza tra Rei e reddito di cittadinanza, cioè tra l’attuale reddito d’inclusione al futuro sussidio contro la povertà promesso dal nuovo Governo.
L’ammontare dell’assegno mensile non è, peraltro, l’unica differenza, considerando che per aver accesso al nuovo reddito di cittadinanza i requisiti saranno molto meno stringenti di quelli richiesti per il Rei, in quanto avranno diritto all’integrazione tutti coloro che possiedono un reddito inferiore a 780 euro mensili.
Ad oggi, invece, possono accedere al Rei soltanto le famiglie con Isee non superiore a 6mila euro, Isr (indicatore della situazione reddituale) non superiore a 3mila euro e determinati requisiti collegati al patrimonio immobiliare e mobiliare (per farla breve, la famiglia deve possedere solo la casa di abitazione, pochi soldi in banca, non deve possedere auto nuove o imbarcazioni).
Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono, in base alle attuali proposte, chi ha diritto al reddito di cittadinanza e al Rei.

Come funziona il Rei

L’attuale reddito d’inclusione Rei è un assegno mensile che può arrivare sino a circa 540 euro e può essere erogato per un massimo di 18 mesi, inizialmente destinato alle famiglie con figli minori o inabili, donne in gravidanza o disoccupati over 55 ed ora concesso a tutti i nuclei familiari più bisognosi, a prescindere dalla loro composizione.
Il Rei è erogato attraverso una carta acquisti, la Carta Rei: come la vecchia Social Card, la Carta Rei è emessa da Poste Italiane, consente l’acquisto dei generi di prima necessità e il pagamento delle utenze. Inoltre, offre la possibilità di prelevare contanti sino alla metà dell’importo mensile riconosciuto. La carta Rei dà inoltre diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate e a delle riduzioni nella fornitura di energia elettrica e gas.

A quanto ammonta il Rei

Nel dettaglio, se la famiglia ha:
  • un solo componente, il Rei è pari a 187,5 euro mensili;
  • 2 componenti, 294,4 euro mensili;
  • 3 componenti, 382,5 euro mensili;
  • 4 componenti, 461,3 euro mensili;
  • 5 o più componenti, 539,82 euro mensili.

Chi ha diritto al Rei

Il Rei spetta alle famiglie:
  • il cui indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non supera 6mila euro;
  • il cui indicatore Isre non supera i 3mila euro;
  • con un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro (in pratica, la famiglia può possedere solo un immobile di scarso valore oltre all’abitazione);
  • con un patrimonio mobiliare massimo tra i 6mila e i 10mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo (in parole semplici, tra conti, libretti e carte di tutti i familiari non si devono superare i 10mila euro);
  • senza imbarcazioni da diporto o navi;
  • senza auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.
Chi richiede il Rei deve inoltre essere:
  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.
Per quanto riguarda l’indicatore della situazione reddituale Isr, la soglia che dà diritto al Rei è pari, come abbiamo visto, a 3mila euro: in sede di prima applicazione, però, viene coperta solo al 75%. Ciò vuol dire che, inizialmente, la soglia con cui confrontare le risorse economiche del nucleo familiare è pari, per un singolo, a 2.250 euro (75 % di 3mila), e cresce a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare (viene infatti proporzionata per mezzo della scala di equivalenza).
I parametri della scala di equivalenza corrispondenti al numero di componenti del nucleo familiare, come definiti dal decreto Isee, sono i seguenti:
  • un componente: 1,00
  • 2 componenti: 1,57
  • 3 componenti: 2,04
  • 4 componenti: 2,46
  • 5 componenti: 2,85.
Il parametro della scala di equivalenza è incrementato di 0,35 per ogni ulteriore componente il nucleo familiare. Tuttavia, dato che nel 2018 si applica un tetto massimo di importo annuale, questo comporta l’abbattimento dell’importo massimo annuo erogabile ad un nucleo di 6 componenti, anche se la famiglia è più numerosa.

Come funzionerà il reddito di cittadinanza

Il nuovo reddito di cittadinanza sarà una prestazione economica accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà.
È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini del reddito di cittadinanza chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente.
Per una famiglia di tre persone, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio maggiorenne a carico, il reddito di cittadinanza del nucleo sarà pari a 1560 euro al mese. Per una coppia di pensionati con pensioni minime da 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza sarà pari ad altri 370 euro per la coppia, come integrazione al reddito.
Il reddito di cittadinanza, che dovrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, sarà esentasse e non pignorabile.

Chi avrà diritto al reddito di cittadinanza

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:
  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili.
Ad oggi, non sono stati menzionati ulteriori requisiti, oltre quelli reddituali, per ottenere il reddito di cittadinanza. Alcune proposte, però, hanno ipotizzato una misura meno incisiva, chiamata reddito di autonomia: queste proposte prevedono, tra i requisiti, un Isee inferiore a 20mila euro.

Chi lavora ha diritto al Rei?

Il Rei è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, purché la famiglia non superi il limite Isee di 6mila euro annui e il limite Isr di 3mila euro.
A questo proposito, giova ricordare che si considera in stato di disoccupazione anche chi possiede un reddito da lavoro dipendente o autonomo rispettivamente pari a un massimo di 8mila euro o 4.800 euro su base annua.
Se uno o più componenti della famiglia lavorano, si deve comunicare lo svolgimento dell’attività attraverso l’apposito modulo Rei- Com (che si trova in una sezione della domanda Rei).
Non è invece possibile ricevere assieme al Rei la Naspi o altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione.

Chi lavora avrà diritto al reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza, come abbiamo osservato, sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.
Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Chi percepisce prestazioni di assistenza ha diritto al Rei?

Se uno o più componenti della famiglia fruiscono di altri trattamenti assistenziali oltre al Rei, esclusi quelli non sottoposti a limiti di reddito, il valore mensile del Rei è ridotto in corrispondenza al valore mensile di queste prestazioni. Se i trattamenti sono corrisposti con periodicità diversa da quella mensile, il loro ammontare viene calcolato rapportandolo al numero di mesi a cui si riferisce.
Nel caso, invece, di prestazioni corrisposte in un’unica soluzione, queste sono considerate in ciascuno dei dodici mesi successivi per 1/12 del loro valore.
Non incidono sull’importo del Rei:
  • gli arretrati;
  • le indennità per i tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia delle persone e alla riabilitazione;
  • le specifiche misure di sostegno economico, aggiuntive al beneficio economico del Rei, individuate nell’ambito del progetto personalizzato a valere su risorse del comune o dell’ambito territoriale;
  • le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi;
  • eventuali esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi;
  • il rimborso di spese sostenute, i buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi.

Chi percepisce prestazioni di assistenza avrà diritto al reddito di cittadinanza?

Anche il valore mensile del reddito di cittadinanza, come il Rei, sarà ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo.

Per aver diritto al Rei si deve cercare lavoro?

Il Rei può essere riconosciuto soltanto alle famiglie che aderiscono a un programma d’inclusione sociale e lavorativa: in pratica, i componenti del nucleo familiare si devono impegnare attivamente per conseguire una qualifica e trovare un impiego, secondo il progetto che verrà appositamente predisposto per loro, pena la revoca del reddito d’inclusione.
Nello specifico, per ottenere il Rei l’intera famiglia deve partecipare a un progetto personalizzato di inclusione attiva: deve, cioè, aderire a un programma che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo.
Firmando il progetto d’inclusione, tutti i membri della famiglia beneficiaria del Rei si impegnano a svolgere le seguenti attività:
  • presentarsi alle convocazioni dei servizi sociali del Comune responsabili del progetto;
  • cercare attivamente lavoro;
  • aderire a iniziative per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro;
  • aderire a iniziative di carattere formativo o ad altre iniziative di politiche attive o di attivazione;
  • accettare le offerte di lavoro congrue;
  • assicurare la frequenza e l’impegno scolastico (se minori di 18 anni);
  • mettere in atto comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute.
In caso di ripetuti comportamenti inconciliabili con gli obiettivi del progetto da parte dei componenti della famiglia beneficiaria, il Rei può essere ridotto o revocato.

Per aver diritto al reddito di cittadinanza si dovrà cercare lavoro?

Anche per quanto riguarda il diritto al reddito di cittadinanza sarà necessaria la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro; sarà infatti obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):
  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.
Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Come si chiede il Rei

Il Rei può essere attualmente richiesto presso il proprio comune di residenza e presso i punti per l’accesso al Rei, identificati dai comuni.
Per presentare la domanda deve essere utilizzato l’apposito modello predisposto dall’Inps, disponibile anche sul sito dell’Inps e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali
Il nucleo familiare, all’atto della domanda, deve essere in possesso di una dichiarazione Isee in corso di validità.
I comuni, ricevuta la domanda, devono comunicare all’Inps, entro 15 giorni lavorativi, attraverso le modalità telematiche predisposte dall’Istituto, le informazioni contenute nel modulo di domanda (le comunicazioni avvengono secondo l’ordine cronologico di presentazione).
I comuni devono poi verificare i requisiti di residenza e di soggiorno, comunicandone l’esito non oltre 15 giorni lavorativi dalla richiesta del Rei, e, in caso di componente del nucleo in condizione di gravidanza accertata, la documentazione medica, rilasciata da una struttura pubblica, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto.
L’Inps, a sua volta, verifica, entro 5 giorni lavorativi dalla trasmissione della domanda, il possesso dei requisiti per l’accesso al Rei, sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate.
In caso di esito positivo delle verifiche di competenza dei comuni e degli ambiti territoriali, nonché delle verifiche effettuate dall’Istituto, il Rei è riconosciuto dall’Inps condizionatamente alla sottoscrizione del progetto personalizzato, o del patto di servizio o del programma di ricerca intensiva di occupazione. Il riconoscimento condizionato del beneficio è comunicato dall’Inps agli ambiti territoriali e ai comuni interessati entro il termine di 5 giorni dalla comunicazione delle informazioni contenute nel modulo di domanda di Rei da parte dei Comuni o degli ambiti territoriali.
Successivamente, l’Inps dispone il versamento del beneficio, che decorre dal mese successivo alla presentazione della domanda ed avviene a cadenza mensile.

Come si chiede il reddito di cittadinanza?

Ad oggi non è ancora possibile fare domanda per il reddito di cittadinanza, in quanto si tratta soltanto di una proposta, le cui eventuali tempistiche non sono conosciute.


L’AUTORE:

laleggepertutti.it

lunedì 4 giugno 2018

Trovare Lavoro: come scrivere il Curriculum e la Lettera di presentazione

come scrivere lettera presentazione cvPer scrivere un curriculum vitae bisogna seguire uno schema preciso in modo che l'azienda presso la quale si propone la propria candidatura, possa ottenere facilmente ed efficacemente i dati che riguardano il candidato. Spesso è utile scrivere anche una lettera di presentazione che va allegata al CV, la quale serve a catturare l'attenzione del selezionatore e consente di presentarsi al futuro datore di lavoro nel miglior modo possibile. .


Talvolta ci si sente disorientati in quanto chiedendo come si scrive il curriculum vitae negli informa-giovani, nei centri per l'impiego e altri enti per la ricerca di lavoro, si ottengono suggerimenti sempre diversi. Daremo in questa guida alcuni consigli utili per redarre, ottimizzare e migliorare il curriculum vitae e per scrivere la lettera di presentazione.

Come scrivere un curriculum vitae?

Nel CV bisogna inserire dati anagrafici ed esperienze lavorative arricchite da altre conoscenze per catturare l'attenzione del selezionatore e dare un'immagine positiva della propria candidatura in precise sezioni e con un ordine logico, come per esempio:

  • prima si inserisce la parte anagrafica in stile lettera con nome e cognome, indirizzo di residenza, numero di telefono, e-mail e eventuali patenti: per esempio Curriculum Vitae di Mario Rossi/Corso Italia 1/Roma (RM)/tel. 061234567/cell. 3331234567/mario.rossi@mail.it/patente B;
  • poi si indicano le esperienze professionali con data di inizio e fine del contratto di lavoro, la denominazione dell'azienda e brevemente le attività svolte; si compilano indicando prima le esperienze più recenti;
  • qualora si abbiano esperienze formative queste vanno scritte indicando il nome del corso frequentato, la durata complessiva (teoria+stage), il nome dell'ente presso il quale si è tenuto il corso ed eventuali votazioni conseguite;
  • importante inserire le proprie conoscenze informatiche: programmi utili per la candidatura (per es. AS 400, Zucchetti), sistemi operativi conosciuti (Windows 7, Linux), altri software quali foto-ritocco o Pacchetto Office, linguaggi di programmazione (Java, HTML, C+), livello di conoscenza di internet e dei social network solo se usati per scopi diversi dalla chat/post;
  • le conoscenze delle lingue straniere vanno indicate con livello scritto e parlato (scolastico, buono, discreto, ottimo, madrelingua) seguite da eventuali pratiche per motivi scolastici o di lavoro o esperienze all'estero;
  • il curriculum vitae si chiude con gli interessi personali, sezione non sempre necessaria in quanto dipende dalla posizione per la quale ci si candida, ma è utile per completare la candidatura fornendo un'immagine più completa: bastano poche righe per elencare i propri hobby e interessi al di fuori della sfera lavorativa;
  • a piè di pagina bisogna sempre autorizzare il trattamento dei dati personali ai sensi della legge 2016/679 e apporre una firma.

Ecco alcuni consigli pratici per un buon curriculum vitae: non scrivere mai più di due pagine in quanto si rischia di scoraggiare la lettura del CV - allegare o stampare una foto seria ma informale e inserire informazioni vere in quanto sono facilmente verificabili dal selezionatore - affidatevi a servizi online che consentono di comporre gratuitamente un "bel" curriculum vitae.

Come scrivere una lettera di presentazione efficace?

La lettera di presentazione va scritta per fornire un'immagine più completa e personalizzata delle proprie esperienze lavorative all'azienda a cui proponiamo la candidatura. In poche righe è necessario catturare l'attenzione del selezionatore spiegando perchè ci si candida per la posizione offerta e bisogna fornire un'idea della propria personalità. Vediamo come redarre una lettera che consenta di distinguere la propria candidatura dalle altre.

Per prima cosa è importante dividerla in quattro paragrafi, partendo da una breve presentazione di se stessi e del perché si è scelto di candidarsi presso quell'azienda in particolare: nel settore la ditta è rinomata per quale motivo, quali risultati speriamo di ottenere... Si continua col secondo paragrafo nel quale si indicano le proprie conoscenze, qualità, motivazioni e obiettivi professionali spiegando al selezionatore perché la propria candidatura è quella giusta per l'offerta di lavoro (quale beneficio porterò se assunto? qual è il mio livello di capacità nella mansione proposta?).

Non fate un elenco delle vostre precedenti esperienze in quanto sono già inserite nel curriculum, evidenziatene alcune se queste sono in linea con la posizione per la quale vi state candidando, specificando che volete un'opportunità per accrescere le vostre competenze e per poter dare un contributo all'azienda stessa. Mentre se la posizione non è in linea con le vostre competenze, mettete in risalto le capacità in linea per la mansione, il motivo che vi spinge a mettervi in gioco nonostante non abbiate tutte le competenze necessarie, la volontà di imparare e crescere professionalmente.

Nel terzo paragrafo si segnala che in allegato è presente il proprio curriculum vitae e si autorizza il trattamento dei dati personali ai sensi della legge art. 13 del D. Lgs. 196/2003. Nel quarto e ultimo paragrafo si ringrazia per l'attenzione l'azienda o, se si conosce il nome del responsabile dell'ufficio personale, direttamente il selezionatore.

Chiudete la lettera di presentazione trasmettendo disponibilità ed entusiasmo. Infine ringraziate per l'attenzione e specificate che siete disponibili a sostenere un colloquio di lavoro. Cercate di essere discorsivi e brevi ovvero non superate le 20 righe (400 parole circa).

La lettera di presentazione non deve essere troppo lunga, va personalizzata per ogni tipologia di candidatura, bisogna evitare errori di ortografia e soprattutto bisogna essere sinceri. Consigliamo di valutarne l'utilità di volta in volta: se ad esempio si desidera lavorare in un bar come cameriere o candidarsi per svolgere semplici lavori manuali la lettera non è necessaria.

Ogni lettera di presentazione deve essere personalizzata in base all'azienda alla quale si presenta la candidatura: se inviate una lettera standard ad ogni società, la vostra candidatura passerà inosservata. Bisogna far capire al selezionatore, il quale riceve probabilmente ogni giorno centinaia di candidature, che siete davvero interessati a lavorare per l'azienda, avete letto l'annuncio di lavoro e siete motivati ad iniziare il rapporto di lavoro in quanto siete la persona giusta per occupare quella posizione.

La lettera, che sia cartacea o via mail, deve poi essere indirizzata all'attenzione del selezionatore o del responsabile del personale, se e si conosce il nome, introducendola con il testo Gent.ma, Gent.mo, Egr. più nome e cognome. Nel caso in cui non conosciate il destinatario o l'invio viene effettuato ad un indirizzo di posta elettronica generico, è importante specificare l'ufficio di destinazione della mail scrivendo Alla cortese attenzione dell'Ufficio personale / del Responsabile delle Risorse Umane.

Rivolgersi direttamente a chi si occupa della selezione del personale è la soluzione migliore: se nell'annuncio di lavoro non viene indicato il nome e l'indirizzo di posta elettronica, potete provare a ricorrere a LinkedIn. Nel caso in cui non riuscite a trovare l'indirizzo, indirizzate la lettera di presentazione all'email dell'Ufficio Risorse Umane.

Firmate la lettera di presentazione con nome e cognome per esteso evitando eventuali titoli (Dott./ Dott.ssa / Ing.) ma lasciate che sia il selezionatore a capirlo leggendo il vostro curriculum; indicate il vostro indirizzo, il numero di telefono fisso e mobile, e ribadite il vostro indirizzo email per semplificare il compito a chi legge. In base al tipo di azienda per la quale vi state candidando potrebbe anche essere utile indicare il recapito Skype e il profilo social: leggasi LinkedIn, il social prevalentemente professionale.

Lettera di presentazione via email 

Oggi molte aziende richiedono l'invio della lettera di presentazione tramite email, è quindi necessario adattarsi ai nuovi mezzi di comunicazione e comporre una lettera efficace utilizzando la propria casella di posta elettronica, il cui indirizzo deve essere credibile, comunicare professionalità ed essere, se possibile, composto da nome e cognome. Inoltre l'indirizzo di posta elettronica deve essere personale, quindi non utilizzate l'indirizzo di un'altra persona, nemmeno se si tratta di parenti o genitori.

Ricordatevi di non allegare la lettera di presentazione in formato file all'email in quanto il corpo della mail costituisce la lettera di presentazione e non va ripetuta: in allegato è invece necessario spedire il curriculum vitae.

Non dimenticatevi di specificare l'oggetto dell'email che può essere il riferimento all'offerta di lavoro (Rif. Selezione per Data Entry) oppure una candidatura spontanea o ancora il nome della persona alla quale vi rivolgete utilizzando la formula Alla c.a. del Responsabile del Personale. Indicare l'oggetto dell'email contenente la lettera di presentazione è fondamentale per evitare che la propria candidatura passi inosservata.

Utilizzate un carattere di facile lettura, separate i paragrafi con uno spazio ed evitate le formule che iniziano con una lettera maiuscola (ad esempio Le, Lei, Vi e altri) in quanto non si usano nelle mail. Ovviamente evitate di inserire emoticon, le famose faccine che esprimono un'emozione, o di mettere uno sfondo fantasioso: il bianco va più che bene. Rileggete poi la lettera per assicurarvi di non aver commesso errori di ortografia o grammaticali o di battitura.

Ribadiamo l'importanza di allegare il curriculum vitae all'email di presentazione: in chiusura della lettera specificate cosa avete inserito in allegato utilizzando la formula, Invio in allegato il mio curriculum vitae. Attenzione anche alle dimensioni del file, al massimo non deve superare 1MB! Vi consigliamo di salvare il cv in formato file PDF, sia perché non può essere modificato da chiunque sia in quanto è un file leggero, professionale e che può facilmente essere aperto con l'apposito programma: Adobe e altri software simili sono sempre installati sui PC aziendali.

Spese condominiali 

 

Spese condominiali

Pagare le spese condominiali rappresenta un obbligo per far fronte alle spese di gestione di un palazzo, ma spesso sorgono dubbi circa l’esattezza delle procedure e i calcoli svolti nella suddivisione. Per non sbagliare bisogna conoscere bene le regole.
L’Italia è uno dei Paesi al mondo in cui la proprietà condominiale è maggiormente diffusa. Dalle statistiche del settore risulta che vive in palazzi e palazzine il 60% degli italiani e si contano 14 milioni di abitanti con un nucleo familiare composto da 4 persone. Con questi dati si comprende facilmente quanto sia importante conoscere le regole che stabiliscono la convivenza all’interno degli edifici. In particolare è essenziale sapere come destreggiarsi quando si devono affrontare le spese condominiali. Sono tanti i dubbi che insorgono generalmente quando si calcolano e suddividono i costi, ma i problemi si presentano nella maggior parte dei casi quando qualcuno non paga e altri non vogliono sborsare denaro per alcune attività di manutenzione straordinaria. Quando si devono pagare le spese? Come si devono decidere e suddividere? Sono solo alcuni dei quesiti che quotidianamente le persone si chiedono non sempre riuscendo ad arrivare alla risposta esatta. Per fare chiarezza tra le varie interpretazioni è opportuno esaminare con attenzione i singoli aspetti e quindi le regole da cui scaturiscono i comportamenti che bisogna tenere per gestire i rapporti e gli edifici al meglio. La conoscenza di questi elementi porta inoltre alla comprensione dei verbali delle assemblee condominiali e della loro applicabilità.

Quali sono le tipologie delle spese condominiali?

Non ci sono solamente la manutenzione ordinaria e quella straordinaria a determinare i costi da sostenere per la gestione di un palazzo. Le spese condominiali si suddividono in differenti tipologie a seconda degli interventi da effettuare nell’interesse di chi vive nell’edificio e della costruzione stessa. All’interno delle attività ordinarie e straordinarie vanno individuate le singole voci che descrivono i vari interventi. Si va dalla semplice pulizia delle parti comuni alla ristrutturazione del tetto o della facciata, passando per l’adeguamento degli impianti e la loro manutenzione.

Cosa includono le spese ordinarie?

La normale gestione del condominio prevede una serie di azioni che rientrano nelle spese ordinarie. Si tratta di garantire il buon funzionamento dell’edificio assicurando un andamento regolare di ogni servizio e quindi dei vari impianti, evitando che lo stabile possa degradarsi o che possano verificarsi incidenti ai suoi abitanti. Non ha importanza la tempistica e quindi la distanza tra gli interventi, ma è la loro tipologia a stabilire l’appartenenza all’amministrazione ordinaria. Per questo tipo di lavori l’assemblea ha il potere di decidere, con il favore della metà più uno del valore dell’edificio, di creare un fondo cassa a cui attingere per sostenere i costi di ordinaria manutenzione per conservare i beni comuni[1]. Tra le attività rientranti in questa categoria di spese condominiali ci sono le pulizie svolte su scale, pianerottoli, cortili e sulle vetrate presenti nelle parti comuni; la manutenzione del tetto, dell’ascensore, dell’impianto citofonico e dei serramenti nelle parti comuni; la revisione degli apparecchi ad uso condominiale come cancelli elettrici e caldaie; il controllo e la riparazione dell’impianto di illuminazione esterno o interno; il pagamento delle bollette di acqua e luce, nonché dell’assicurazione e delle eventuali imposte che riguardano il palazzo; le riparazioni di tubi idraulici o cavi elettrici; la sostituzione di lampadine bruciate; la manutenzione del giardino condominiale. Vanno inserite anche nell’elenco le spese relative al compenso dell’amministratore e ai costi per la cancelleria, le eventuali consulenze e per le lettere inviate per le convocazioni dell’assemblea o per i solleciti di pagamento ai condomini.

Quali sono le spese straordinarie?

In ogni condominio si presenta la necessità di occuparsi della manutenzione straordinaria e di interventi di ristrutturazione e queste occasioni generano appunto le spese condominiali straordinarie. Sono così definite perché hanno un valore e un’importanza che supera l’ordinario e non hanno una continuità, ma si effettuano solamente quando si ravvisano le condizioni, senza una periodicità. Naturalmente le decisioni di occuparsi di tali interventi dipendono dalla maggioranza dei condomini che devono votare in apposite assemblee. Ci sono lavori che vanno eseguiti obbligatoriamente, come previsto dalla legge[2]. Tra queste ci sono la stabilità dei muri maestri, la sostituzione delle travi e il rinnovamento totale e parziale di solai, tetti, argini, acquedotti e strutture murarie di sostegno o di cinta. Il Codice Civile non si occupa solamente di indicare i lavori essenziali, ma definisce altresì le spese straordinarie. Tra i principali costi da sostenere figurano le riparazioni conseguenti a danni causati a calamità naturali; il rifacimento totale o parziale di un impianto; la riparazione dell’argano dell’ascensore e il suo adeguamento alle normative sulla sicurezza[3]; l’esecuzione di lavori per riportare all’interno del palazzo le normali funzionalità compromesse da opere di manutenzione ordinaria[4]. Esistono anche i costi straordinari di “notevole entità” che devono essere decisi dalla maggioranza qualificata dell’assemblea.

Quali sono le spese di notevole entità?

Il Codice Civile non si occupa della definizione di questo tipo di costi, quindi deve essere il giudice, al momento dell’eventuale controversia, stabilire se la situazione verificatasi rientri o meno nella casistica[5]. A contribuire alla decisione concorrono l’ammontare della spesa da sostenere messa in relazione con il valore dell’edificio. Inoltre si calcola l’entità della spesa che ogni condomino deve affrontare[6]. Questi elementi non vincolano il giudice nella sua scelta, tuttavia incidono e possono portare a un ricalcolo della suddivisione dell’esborso tra i vari proprietari degli appartamenti[7].

Come funziona il fondo spese?

Il fondo costituito per affrontare i costi derivanti dai lavori da manutenzione e ristrutturazione è disciplinato dalla legge[8]. L’assemblea decide attraverso un’apposita delibera di svolgere opere di manutenzione straordinaria definendo i relativi costi. Nello stesso momento può deliberare di mettere a disposizione la somma necessaria attraverso un fondo speciale. In base al contratto stipulato con il prestatore d’opera è possibile prevedere versamenti periodici in relazione all’avanzamento dei lavori e quindi il fondo viene predisposto per i singoli pagamenti. Le spese condominiali possono essere gestite in questo modo anche per gli interventi manutentivi ordinari.

Si possono affrontare spese di innovazione e come funzionano?

Il passare degli anni rende necessari lavori di miglioramento del condominio e per questo si devono mettere in conto delle spese condominiali per le innovazioni. A disciplinare tale attività è il Codice Civile[9]. L’assemblea ha la possibilità di decidere di apportare migliorie per rendere il palazzo più comodo oppure per massimizzare il rendimento delle parti comuni. É necessario che siano d’accordo i proprietari dei 2/3 del valore dello stabile. Nel caso insorgano delle controversie le normative non specificano la strada da seguire, rimandando il contenzioso alla decisione del giudice. In fase giudicante vanno tenuti presenti alcuni principi come una motivazione appropriata e corretta[10]. Inoltre l’intervento deve essere ritenuto rilevante e apprezzabile, ovvero riguardare una parte significativa in relazione alla superficie complessiva dell’edificio[11] oppure riguardare una misura di sicurezza come un cancello che impedisce l’accesso agli estranei[12]. Ecco alcuni esempi di innovazione: allargare un portone; sostituire una rete divisoria con un muro; creare nuovi servizi per il condominio; apportare trasformazioni per tetto o pavimentazione del cortile; installare automatismi degli impianti per l’accesso; cambiare colore agli infissi a beneficio di una conservazione più duratura oppure per armonizzare l’estetica; l’installazione di un ascensore o di serbatoi idrici; la sostituzione di impianti centralizzati con sistemi autonomi e così via. Ci sono alcuni casi inerenti le spese condominiali per innovazioni che possono essere decisi da maggioranze inferiori, ovvero della metà del valore dello stabile. Questi casi riguardano i lavori di miglioramento della sicurezza e della salubrità, come ad esempio la rimozione dell’amianto, oppure di interventi atti a rimuovere barriere architettoniche[13], per innovare i sistemi di produzione energetica ai fini del risparmio[14] o per esempio per dotare lo stabile di posti auto. Rientrano in questa casistica anche impianti centralizzati per la ricezione radiotelevisiva.

Cosa fare se l’innovazione proposta mette a rischio lo stabile?

Può succedere che si proponga un intervento innovativo non in grado di assicurare la stabilità o la sicurezza dell’edificio o addirittura di pregiudicare questi due aspetti[15]. In questo caso non si potrebbe portare a compimento l’opera, neppure se fosse frutto di una decisione unanime dell’assemblea. Il divieto normativo riguarda l’ordine pubblico ed obbliga al mantenimento del massimo livello di sicurezza per gli abitanti dell’edificio e per le persone che transitano intorno allo stabile. Tali lavori riguardano anche scarichi e fognature. Se invece si intende operare un intervento di modifica del decoro bisogna ottenere il voto unanime in assemblea. La valutazione è di tipo economico perché può determinare una variazione sul valore dell’intero stabile e quindi dei singoli appartamenti contenuti. Se l’alterazione comporta più vantaggi che danni[16] si può procedere con l’esecuzione dell’opera. Ecco alcuni esempi di lavori lesivi del decoro: sopraelevazione dei piani; innalzamento di un parapetto; posa di infissi di materiale differente rispetto a quelli presenti nell’edificio; posa di tettoie sui terrazzi; installazione di cartelloni pubblicitari.

Cosa fare se nasce una controversia?

Nel caso si operi alterando il decoro del condominio e l’assemblea si trovi di fronte a un contenzioso, dovrà essere il giudice a stabilire se il lavoro vada realizzato o meno. Va tenuto presente che la sua decisione, se adeguatamente motivata, non può essere impugnata[17]. Chiaramente la sua valutazione si basa sul principio di alterazione del valore dello stabile, quindi ne fa un calcolo economico tra danni e benefici, giustificando o meno le spese condominiali.

Come ci si comporta per le spese di godimento?

All’interno dello stabile ci sono alcuni servizi che vengono goduti solamente da alcuni condomini i cui costi rientrano tra le spese condominiali urgenti. Si tratta ad esempio dell’acquisto di combustibile per il riscaldamento oppure del pagamento riferito al consumo di energia elettrica. In questi casi le somme versate devono essere ripartite unicamente tra coloro che usufruiscono dei servizi, quindi chi non dovesse godere dei benefici di tali beni verrebbe esentato dal pagamento. Possono rientrare in questa categoria la pulitura neve dell’accesso ai garage. Chi non avesse un box non dovrebbe partecipare alla spesa.

note

[1] Cass. sent. n. 17035/2016 dell’11/08/2016
[2] Art. n. 1005, c. 2 cod. civ.
[3] Trib. Bologna sent. del 02/5/1995
[4] Trib. Novara sent. n. 125 del 19/022007
[5] Cass. sent. n. 26733/2008 del 06/11/2008
[6] Cass. sent. n. 26733/2008 del 06/11/2008; Trib. Napoli sent. n. 12015/2003 del 29/11/2003
[7] Cass. sent. n. 810/1999 del 29/01/1999
[8] Art. n. 1135, c. 1 n. 4 cod. civ.
[9] Art. n. 1120 c. 1 e art. n. 1136 c. 5  cod. civ.
[10] Cass. sent. n. 10602/1990 del 05/11/1990
[11] App. Milano sent. n. 302/2010 del 08/02/2010
[12] Cass. sent. n. 4340/2013 del 21/02/2013
[13] L. n. 13/1982, art. n. 2
[14] L. n. 10/1991, art. n. 26
[15] Art. n. 1120 c. 4 cod. civ.
[16] Cass. sent. n. 4474/1987 del 15/05/1987
[17] Cass. sent. n. 8731/1998 del 03/09/1998


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