venerdì 5 ottobre 2018

I poteri del sindaco

I poteri del sindaco

24 settembre 2018


I poteri del sindaco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 settembre 201

Il Sindaco rappresenta la comunità locale ed è autorizzato a esercitare una serie di poteri anche molto incisivi per garantire il benessere dei suoi cittadini.
Dalla salute pubblica alla sicurezza, dalla tutela ambientale alla regolamentazione del traffico. Un ventaglio di competenze che si traducono in specifici poteri per ogni tipo di evenienza. Quella del Sindaco è una posizione preordinata all’ascolto delle nostre esigenze personali e alla risoluzione dei problemi, a volte di carattere puramente pratico, che attanagliano le nostre città. La legge, per far ciò, gli concede dei poteri molto forti, vasti e difficili da raccogliere in un elenco preciso. Ciò comporta anche e necessariamente una serie di responsabilità che fanno del Sindaco una figura su cui facilmente si scaricano le tensioni sociali e politiche. Fin dalla presentazione del programma elettorale si intuisce quale sarà l’indirizzo che per il tempo del mandato caratterizzerà l’agenda amministrativa e questo vale ad individuare anche i possibili interventi sul territorio, che saranno messi in campo per determinare la sua vivibilità e il benessere dei suoi abitanti. Vediamo allora quali sono gli organi del governo locale e in particolare i poteri del Sindaco.

Cos’è e a cosa serve il Comune?

La vita nelle città è attentamente regolata da istituzioni estremamente vicine agli abitanti. Queste conoscono bene i nostri bisogni e sono deputate all’accrescimento del benessere collettivo. È il Comune l’Ente pubblico caratterizzato da questa vicinanza alle persone, rappresentando, in un ideale organizzazione piramidale dell’azione di governo, il primo livello dello Stato. Si parla spesso di come la politica sia distante dalle esigenze della popolazione, ma ciò non dovrebbe certo valere per le istituzioni comunali e per la politica cittadina, dato che non vi è istituzione che sia più a contatto con gli elettori.
PUBBLICITÀ
Come ogni organo istituzionale, il Comune ha una sua struttura fatta di persone e di regole. Il Sindaco ne è protagonista rappresentando tutti coloro che appartengono al territorio di sua competenza, così curandone gli interessi e perseguendone lo sviluppo collettivo [1]. Per far ciò, come vedremo, ha a disposizione degli specifici poteri anche di carattere straordinario. Ad esso spettano ad esempio le funzioni amministrative che riguardano i servizi alla persona e alla comunità intera, come la scelta circa il numero di farmacie necessarie a rispondere alle esigenze degli abitanti; l’assetto ed utilizzo del territorio, per garantirne un adeguato sfruttamento e tutela ed evitando ad esempio che le aree verdi vengano completamente soppiantate da grandi condomini grigi; l’espansione dell’economia, che comporta ad esempio la scelta delle zone su cui gli imprenditori possono impiantare le loro aziende avendo la certezza di ottenere i servizi necessari all’impresa. [2]

Quali sono gli organi del Comune?

Il Sindaco, eletto direttamente dai cittadini, nomina a sua volta i propri assessori, che andranno a costituire la Giunta comunale. Quest’ultima svolge un ruolo esecutivo degli indirizzi politici ed amministrativi.
Il Sindaco, oltre a presiedere la Giunta e ad organizzarne i lavori, opera anche all’interno di un altro organo chiamato Consiglio Comunale, che svolge una funzione di controllo sull’operato della Giunta e del Sindaco stesso ed è il luogo naturale in cui si svolge il confronto tra la maggioranza e le minoranze politiche.
Si tratta, in definitiva di un complesso di pesi e contrappesi che costituisce l’equilibrio necessario al buon andamento della pubblica amministrazione e che evita così che ci siano delle prese di posizione personalistiche da parte di alcuni esponenti dell’Ente. Ad esempio sarà molto difficile che un imprenditore avvicini un esponente comunale per chiedere dei favori e delle agevolazioni per ottenere i permessi necessari alla costruzione di una struttura alberghiera, sarà infatti l’intero Consiglio comunale a valutare la convenienza dell’opera, rispettando il peso delle rappresentanze politiche ed effettuando un controllo delle scelte amministrative.
In definitiva la “macchina” comunale consente allo Stato di operare a stretto contatto con la popolazione e di governare svolgendo un ruolo cardine nella gestione del benessere.

Quali sono le competenze specifiche del Sindaco?

Al di là dei poteri del Consiglio comunale e della Giunta, vi sono delle competenze che spettano personalmente al Sindaco. Queste non sono quindi condivise con altri organi amministrativi né sono soggette a particolari controlli.
In altri casi il primo cittadino è compartecipe del potere pubblico e non attore unico, pur svolgendo un ruolo primario.
Il Sindaco, in quanto rappresentante del Governo sul territorio, svolge in prima persona le funzioni che caratterizzano la sua natura di pubblico ufficiale e di rappresentante dello Stato centrale sul territorio. Si tratta in particolare della gestione dei servizi elettorali, dello stato civile, dell’anagrafe, della leva militare e delle ricerche statistiche [3].
Ècompetente poi in materia di sicurezza pubblica, svolge funzioni di polizia giudiziaria, vigila sull’ordine pubblico, adotta ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini, può ordinare la modifica degli orari degli uffici e regolare l’attività dei servizi pubblici. [4]
Quando il sindaco opera nei termini predetti non è più un organo del Comune, ma dello Stato Centrale [5]. In tal senso, allora, può constatarsi che qualora i cittadini si sentissero lesi da una di queste attività non potrebbero reputare responsabile il Comune, ma dovrebbero chiamare in causa le istituzioni dello Stato centrale e il mancato controllo sulle scelte sindacali.
Dopo aver fatto cenno ai casi in cui il Sindaco opera come organo di Governo, è necessario dedicare alcune riflessioni alla sua funzione quale soggetto rappresentante legale del Comune.
Il Sindaco è infatti il soggetto abilitato dalla legge a manifestare la volontà dell’Ente [6] e per questo ne è responsabile politicamente, cioèverso gli elettori. Tale tipo di responsabilità in particolare attiene allo svolgimento del programma elettorale e, più semplicemente, all’appartenenza politica del sindaco.

Quali sono i poteri del Sindaco?

Applicando ilprincipio secondo il quale le funzioni pubbliche devono essere assegnate agli enti più vicini ai cittadini e, dunque, primariamente a quelli comunali (cosiddetto principio di sussidiarietà verticale) [7], il Sindaco è reso capace di operare utilizzando dei poteri unici nel loro genere alfine di perseguire l’interesse pubblico.
Si tratta di effettuare un collegamento tra quelle che sono le esigenze di ognuno con i diritti fondamentali contenuti nella Costituzione della nostra Repubblica: salute, ambiente, libertà, ecc.
Ènecessario però precisare che non sempre il Sindaco ha una competenza esclusiva su una determinata attività, ovvero non sempre è posto nelle condizioni di effettuare autonomamente una scelta ed emanare altrettanto autonomamente un atto consequenziale. Si è visto, infatti, che il suo è un ruolo dinamico che spazia tra poteri esclusivi e poteri condivisi (cosiddetta collegialità).
Bisogna distinguere due possibili azioni che derivano l’una da una necessità inaspettata, imminente e urgente, la seconda è frutto di un’opera di programmazione della pubblica amministrazione.
Appartengono al primo gruppo le cosiddette ordinanze contingibili e urgenti, che spettano personalmente al primo cittadino rendendosi necessarie per affrontare situazioni straordinarie e inaspettate, che non potrebbero trovare soluzione con le normali azioni amministrative. Questo tipo di ordinanze necessitano di una motivazione che riesca a giustificare la compressione dei diritti su cui intervengono, dato che la loro incisività è spesso indirizzata a vietare determinati comportamenti.
Nel secondo gruppo rientrano invece le ordinanze comunali (ordinarie) e i regolamenti, che necessitano, invece, di un opera di coordinazione tra persone ed organi comunali.
Un classico tipo di ordinanza contingibile e urgente è rappresentato dal divieto di raggiungere un determinato luogo del territorio per il pericolo concreto che una strada già in dissesto frani, o che una certa malattia infettiva si propaghi tra la cittadinanza.
Ècomune nelle nostre città, e in particolare nei centri storici, imbattersi nell’intervento di vigili del fuoco e polizia locale per verificare l’agibilità di strutture vecchie e fatiscenti. In genere la conseguenza di queste attività è rappresentata dall’ordinanza di sgombero della struttura per il pericolo che essa rovini causando danni agli inquilini e ai passanti. Si tratta di una situazione di urgenza imminente, che non può essere procrastinata né risolta in altra maniera. Il Sindaco può solo eliminare il rischio ordinando l’allontanamento di tutti coloro che rappresentano le potenziali vittime.
Nella stessa categoria troviamo quelle ordinanze in materia sanitaria riferite al divieto di utilizzo dell’acqua pubblica per un determinato periodo di tempo a causa della presenza di batteri pericolosi per la salute. Anche in questo caso non c’è altra possibilità di soluzione che abbia la stessa efficacia. Il Sindaco provvederà a intimare di non utilizzare l’acqua, che deve considerarsi non potabile.
Il primo cittadino, in qualità di rappresentante della comunità locale, potrà emanare questi provvedimenti particolari al verificarsi di situazioni gravi che interessano l’igiene e la sanità pubblica, o la sicurezza. Si tratta però di un potere utilizzabile solo in presenza di determinati requisiti: quando sussista un pericolo concreto di danno imminente tale da non permettere il differimento dell’intervento in altra data, nonché quando esista l’oggettiva impossibilità dell’Ente a provvedere all’urgenza in altra maniera.
Diversamente, al secondo gruppo appartengono quei poteri di ordinanza e regolamentazione che non hanno il carattere della straordinarietà e dell’urgenza. Invero, in materia sanitaria ad esempio, i Comuni, tramite i loro Sindaci, sono titolari di poteri autorizzativi per la realizzazione di strutture per l’esercizio dell’attività medica. Allo stesso tempo i progetti edilizi saranno sottoposti a un controllo per quanto riguarda il profilo urbanistico e ambientale.
Si tratta, allora, dei poteri di normale gestione della città. Questi sono giustificati dalle ordinarie esigenze della cittadinanza e per questo debbono rispettare un rigoroso iter di approvazione e controllo.
Si pensi, ancora all’individuazione delle zone nelle quali è possibile collocare nuove farmacie al fine di assicurare un’equa distribuzione delle stesse tenendo conto, al contempo, dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico ai cittadini residenti in aree scarsamente abitate. In questi casi si tratta semplicemente di un’opera di programmazione numerica delle strutture.
Sono poi molto comuni le ordinanze in materia di consumo di cibi e bevande in particolari luoghi delle città. Sono in genere divieti giustificati dal rispetto che è necessario avere nei confronti di monumenti importanti o luoghi sacri. Ma altre volte il divieto in questione è giustificato dall’esigenza di mantenere pulito un certo luogo già vittima di vandalismo o soggetto ad essere preso d’assalto da animali selvatici, spesso anche portatori di malattie.
Siamo ormai abituati a sentir parlare delle sanzioni elevate a carico di turisti poco educati e rispettosi delle regole. Specialmente d’estate i Comuni ingaggiano questa lotta per il rispetto di ordinanze tra le più varie: dal divieto di camminare in luogo pubblico senza maglietta al divieto di dar da mangiare ai piccioni.
In questi casi la difficoltà maggiore è portare a conoscenza della cittadinanza e dei turisti questi divieti, che possono anche portare al pagamento di multe salate. Così ogni Comune si organizza come può, segnalando con cartelli e tabelloni le regole da rispettare o impegnando tutte le forze di polizia municipale in operazioni di pattugliamento e sanzionamento.
Si deve infine prendere in considerazione un particolare potere del Sindaco che non rientra nello schema descritto e che discende dalla sua esclusiva competenza in materia di ordine, salute e sicurezza pubblica. In qualità, in particolare, di autorità sanitaria, ha la facoltà di disporre i cosiddetti trattamenti sanitari obbligatori (TSO) e cioè delle procedure mediche attivate in maniera obbligatoria con un atto emesso esclusivamente qualora un soggetto si trovi in uno stato psichico tale da rendersi pericoloso per sé o per gli altri e siano necessari interventi terapeutici a cui il destinatario della misura rifiuta di sottoporsi.

note

[1]Articolo 3, comma 2, Decreto Legislativo n. 267 del 18.08.2000.
[2] Articolo 13 D.Lgs. n. 267 del 18.08.2000.
[3] Articolo 14 D.Lgs. n. 267 del 18.08.2000.
[4] Articolo 54 D.Lgs. n. 267 del 18.08.2000.
[5]Corte di cassazione, sentenza n. 7244 del 16.04.2004.
[6] Articolo 50 D.Lgs. n. 267 del 18.08.2000.
[7] Articolo 118 Costituzione.

fonte:  https://www.laleggepertutti.it/240396_i-poteri-del-sindaco

Ludoteche, baby parking e servizi integrativi per l'infanzia

https://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/13220-ludoteche-baby-parking-e-servizi-integrativi-per-l-infanzia.html?utm_campaign=Rassegna+Giornaliera&utm_medium=email&utm_source=Rassegna+quotidiana+&utm_content=Rassegna+Giornaliera+2018-10-05

Speciale Pubblicato il 04/10/2018

Ludoteche, baby parking e servizi integrativi per l'infanzia

di Dott. Nicola Santangelo

Guida per gestire e avviare una ludoteca, baby parking e in generale un'attività di servizi integrativi per l’infanzia

 

I servizi integrativi per la prima infanzia non rappresentano soltanto un servizio dedicato ai bambini ma, nascendo attorno all'esigenza di rispondere in modo articolato e flessibile ai crescenti bisogni delle famiglie, consentono una maggior tutela del diritto al lavoro e alle pari opportunità nonché un alleggerimento dei carichi familiari al fine di innalzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
L’articolo è tratta dall’ebook "Ludoteche, baby parking e servizi integrativi per l'infanzia" che si propone di offrire una ampia panoramica in riferimento ai servizi integrativi, alle ludoteche e ai baby parking, individuando le normative nazionali e le differenti leggi regionali che regolamentano i servizi integrativi al nido, con particolare riferimento agli adempimenti per l'avvio, ai requisiti strutturali, all'organizzazione, alla gestione, alle agevolazioni, ai finanziamenti e ai contributi previsti in ciascuna regione.
In linea di massima, le normative regionali richiedono il rispetto di specifici standard strutturali e organizzativi, necessari per l'ottenimento dell'autorizzazione al funzionamento: il Comune competente acquisisce dal soggetto richiedente i dati comprovanti il possesso dei requisiti previsti dalla normativa e, esaminati gli atti, rilascia l'autorizzazione al funzionamento. Per le strutture che garantiscono requisiti maggiori è previsto l'accreditamento dei servizi che presenta, di norma, una duplice finalità.

ludotecaLudoteche, Baby parking e Servizi integrativi infanzia:  Panoramica dei servizi integrativi, ludoteche e baby parking, con normative nazionali e leggi regionali che regolamentano i servizi integrativi al nido

Un po’ di storia e un po’ di dati

Il secondo dopoguerra italiano è stato un periodo caratterizzato da una forte crescita economica e da un rilevante sviluppo tecnologico. La rivoluzione industriale in atto negli anni sessanta e il bisogno di manodopera delle fabbriche hanno agevolato l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro. Gli equilibri delle famiglie subirono in questo modo rilevanti cambiamenti determinando la nascita di nuovi diritti e bisogni. Il forte richiamo delle famiglie ha indotto il legislatore a concentrare i propri sforzi nel disciplinare i servizi sociali per la cura dei bambini.
Fu così che con legge 6 dicembre 1971, n. 1044 è stato definito il piano quinquennale per l'istituzione di asili nido comunali con il concorso dello Stato. Il provvedimento riconosceva ufficialmente gli asili nido come servizi sociali, gestiti direttamente dalle Pubbliche Amministrazioni, attraverso il coordinamento delle Regioni, con lo scopo di provvedere alla temporanea custodia dei bambini, assicurare una adeguata assistenza alla famiglia e facilitare l'accesso della donna nel mondo del lavoro, nel quadro di un completo sistema di sicurezza sociale. La normativa, che ha attribuito un ruolo di programmazione alle Regioni e un ruolo gestionale ai Comuni, prevedeva un finanziamento da parte dello Stato per la costruzione e la gestione di almeno 3800 asili nido.
Grazie a ciò, gli anni ottanta sono stati caratterizzati da una significativa diffusione degli asili nido, soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale e centrale (ancora oggi il divario tra Nord e Sud è molto rilevante: secondo le più recenti rilevazioni Istat  al Nord-est e al Centro Italia i posti censiti nelle strutture pubbliche e private coprono il 30% dei bambini sotto i 3 anni, al Nord-ovest il 27% mentre al Sud e nelle Isole si hanno rispettivamente 10 e 14 posti per cento bambini residenti). Tuttavia l'intervento del legislatore non fu risolutivo e coprì parzialmente le esigenze delle famiglie e, in particolare, delle madri lavoratrici.

Le ludoteche e i baby parking dopo la Legge 285 del 1997

Da allora, il sistema dei servizi per la prima infanzia ha registrato una importante evoluzione grazie all'introduzione di ulteriori servizi realizzati per far fronte ai nuovi bisogni sociali. Ciò è avvenuto anche in virtù della legge 28 agosto 1997, n. 285 che ha dettato disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza. La normativa, infatti, ha introdotto innovazioni in materia di servizi educativi per la prima infanzia, prevedendo la realizzazione di servizi integrativi ed alternativi al tradizionale asilo nido. È stata, così, agevolata la nascita di servizi con caratteristiche educative, ricreative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale per bambini da zero a trentasei mesi ovvero servizi per bambini in età scolare.
Più nel dettaglio, è stato istituito il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza finalizzato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza. Il dettato normativo ammette al finanziamento del Fondo i progetti che, fra l'altro, perseguono le seguenti finalità:
• innovazione e sperimentazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia;
• realizzazione di servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero, anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche.
Le finalità dei citati progetti possono essere perseguite attraverso:
• servizi con caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale per bambini da zero a tre anni, che prevedano la presenza di genitori, familiari o adulti che quotidianamente si occupano della loro cura, organizzati secondo criteri di flessibilità;
• servizi con caratteristiche educative e ludiche per l'assistenza a bambini da diciotto mesi a tre anni per un tempo giornaliero non superiore alle cinque ore, privi di servizi di mensa e di riposo pomeridiano;
• servizi volti a promuovere e a valorizzare la partecipazione dei minori a livello propositivo, decisionale e gestionale in esperienze aggregative, nonché occasioni di riflessione su temi rilevanti per la convivenza civile e lo sviluppo delle capacità di socializzazione e di inserimento nella scuola, nella vita aggregativa e familiare.
Si tratta, in linea di massima, di servizi non sostitutivi degli asili nido, previsti dalla citata legge 6 dicembre 1971, n. 1044, e realizzati attraverso operatori educativi con specifica competenza professionale ovvero autorganizzati dalle famiglie, dalle associazioni e dai gruppi.
La legge 285/1997, pertanto, ha spinto prevalentemente la realizzazione di servizi per i bambini da 0 a 3 anni, differenziati e flessibili per modalità di funzionamento, con caratteristiche educative, ludiche e di aggregazione sociale aventi un carattere non sostitutivo degli asili nido ma integrativi alla loro presenza sul territorio nazionale.
I servizi integrativi per la prima infanzia non rappresentano soltanto un servizio dedicato ai bambini ma, nascendo attorno all'esigenza di rispondere in modo articolato e flessibile ai crescenti bisogni delle famiglie, consentono una maggior tutela del diritto al lavoro e alle pari opportunità nonché un alleggerimento dei carichi familiari al fine di innalzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
È evidente, quindi, che alla base delle scelte del legislatore nel definire un quadro dei servizi integrativi al nido vi sia l'esigenza di soddisfare i bisogni sempre crescenti delle famiglie e di supportare le politiche di conciliazione dei tempi di vita e lavoro:
• consolidarsi di nuove dimensioni familiari;
• necessità dei bambini di usufruire di servizi e strutture che li aiutino ad adattarsi alle nuove dimensioni familiari;
• necessità delle famiglie di ricorrere a forme di aiuto esterne per la cura e la custodia dei bambini

Leggi comunali e regionali disciplinano le ludoteche e baby parking

Con proprie leggi e regolamenti, Regioni e Comuni hanno disciplinato il sistema dei servizi integrativi per la prima infanzia individuando tipologie con caratteristiche diverse (ma non sostitutive) da quelle del tradizionale asilo nido, con frequenza libera, in cui sia offerta a bambini e genitori la possibilità di partecipare anche ad attività ricreative pomeridiane.
Questo tipo di servizi, di norma, non contemplano il servizio di mensa e per il riposo dei bambini e non prevedono necessariamente locali specifici; offrono accoglienza giornaliera ai bambini per un tempo massimo generalmente di cinque ore; consentono una frequenza diversificata e in rapporto alle esigenze dell'utenza.
È così che si assiste alla nascita di una vasta gamma di servizi integrativi al nido e di servizi ricreativi le cui denominazioni possono essere differenti fra le varie regioni: spazi gioco, centri per bambini e genitori, ludoteche, centri di custodia (baby parking), nidi e micronidi aziendali, garderies d'enfance, tate familiari, servizi educativi in contesto domiciliare e così via.
Non esiste, quindi, un modello univoco di ludoteche e di baby parking: le regole sono dettate a livello regionale e, in molti casi, anche i Comuni hanno adottato specifici regolamenti necessari a disciplinare le attività private. I servizi offerti non si limitano soltanto alla custodia dei bambini ma vanno anche dall'animazione al prestito dei giocattoli, dall'organizzazione di laboratori alle attività manuali che stimolano la creatività.
Con i servizi integrativi al nido si è cercato di soddisfare i bisogni di quella fascia di utenza che all'asilo nido preferiva soluzioni più flessibili e altrettanto valide. Il lavoro delle Regioni non si è concentrato soltanto nel tramutare in legge le esperienze maturate sul campo ma anche favorendo l'apertura dei cosiddetti servizi sperimentali, incoraggiando i soggetti interessati ad individuare nuove iniziative non ancora disciplinate. Ad oggi, infatti, le Regioni promuovono e valorizzano, in relazione a nuovi bisogni emergenti, la sperimentazione di ulteriori tipologie di servizi rispetto a quelli esistenti e conosciuti. Vengono definite nuove tipologie sperimentali di servizi per l'infanzia al fine di garantire nuove opportunità di educazione, socializzazione e gioco per i bambini.

Un ebook per orientarsi

Obiettivo dell’ebook da cui è tratta questa premessa “LUDOTECHE, BABY PARKING E SERVIZI INTEGRATIVI PER L'INFANZIA” è offrire una ampia panoramica in riferimento ai servizi integrativi, alle ludoteche e ai baby parking, individuando le normative nazionali e le differenti leggi regionali che regolamentano i servizi integrativi al nido, con particolare riferimento agli adempimenti per l'avvio, ai requisiti strutturali, all'organizzazione, alla gestione, alle agevolazioni, ai finanziamenti e ai contributi previsti in ciascuna regione.
In linea di massima, le normative regionali richiedono il rispetto di specifici standard strutturali e organizzativi, necessari per l'ottenimento dell'autorizzazione al funzionamento: il Comune competente acquisisce dal soggetto richiedente i dati comprovanti il possesso dei requisiti previsti dalla normativa e, esaminati gli atti, rilascia l'autorizzazione al funzionamento. Per le strutture che garantiscono requisiti maggiori è previsto l'accreditamento dei servizi che presenta, di norma, una duplice finalità:
1. garantire la qualità dei servizi mediante la verifica del possesso di requisiti aggiuntivi;
2. regolare l'offerta dei servizi per l'accesso a benefici e finanziamenti pubblici.
Altro aspetto da non sottovalutare è la formazione e l'aggiornamento del personale nonché il rapporto numerico tra personale e bambini. Le leggi regionali, infatti, richiedono il possesso di un titolo di studio idoneo alle funzioni educative svolte e prevedono la partecipazione a corsi di formazione e specializzazione degli operatori. Il rapporto numerico tra bambini, personale educatore e personale addetto ai servizi generali, poi, è un elemento importante per la determinazione della qualità del servizio.
Di rilevante importanza sono i contributi erogati dalle Regioni: la carenza di finanziamenti statali, infatti, ha indotto le Regioni a investire risorse proprie al fine di sostenere lo sviluppo e la diffusione dei servizi integrativi all'infanzia.
In tale ambito, il ruolo delle amministrazioni regionali può assumere un duplice aspetto:
da una parte contribuire alla diffusione, alla creazione e all'implementazione di servizi integrativi per la prima infanzia ovvero all'adeguamento strutturale (messa a norma dei locali), professionale (conseguimento del titolo di studio necessario e del successivo aggiornamento degli educatori) e gestionale (acquisto dei materiali didattici, ludici e ricreativi necessari all'esercizio del servizio) attraverso la concessione di finanziamenti (a condizione che si provveda all'accreditamento del servizio presso il Comune competente);
dall'altro sostenere la domanda di servizi per la prima infanzia da parte delle famiglie attraverso l'erogazione di buoni di acquisto dei servizi (voucher che contribuiscono alla copertura dei costi di gestione delle amministrazioni comunali e degli enti gestori) rivolti a famiglie a basso reddito o in condizioni di disagio sociale al fine di consentire alle giovani madri di inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro.

mercoledì 3 ottobre 2018

Reddito di cittadinanza 2019: come si potrà spendere? Ecco acquisti vietati e ultime novità Anna Maria D’Andrea

Reddito di cittadinanza 2019: come si potrà spendere? Ecco acquisti vietati e ultime novità

Per spendere il reddito di cittadinanza dal 2019 sarà possibile usare solo bancomat e mezzi di pagamento tracciabili. Alcuni acquisti saranno vietati così come l’importo sarà inferiore per chi ha casa di proprietà. Ecco tutte le ultime notizie e le novità.

Reddito di cittadinanza 2019: come si potrà spendere? Ecco acquisti vietati e ultime novità
Un vero e proprio Grande Fratello del consumo quello previsto per chi avrà diritto al reddito di cittadinanza dal 2019, con acquisti controllati ed alcune categorie di spese vietate.
Per spendere l’importo dell’assegno mensile che sarà erogato a disoccupati e persone in condizione di disagio economico sarà vietato l’uso del contante. Gli acquisti dovranno essere effettuati esclusivamente tramite bancomat e non è esclusa la possibilità di utilizzo e di erogazione anche mediante la tessera sanitaria.
Le ultime novità relative a come funzionerà il reddito di cittadinanza che il Governo si appresta ad inserire nel disegno di Legge di Bilancio 2019 sono state anticipate dal Vice Premier e Ministro del Lavoro Luigi di Maio.
Ulteriori importanti notizie su come si potrà spendere il reddito di cittadinanza arrivano dall’On. Laura Castelli del M5S, nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano in cui annuncia il possibile lancio di un app dedicata.
Sono diverse le notizie trapelate nelle ultime ore, che riguardano anche l’importo dell’assegno riconosciuto e la possibile riduzione nel caso di possesso di casa di proprietà. A determinare chi avrà diritto al reddito di cittadinanza sarà il valore del modello ISEE, che comprende non solo i redditi ma anche i beni patrimoniali mobili e immobili posseduti da ciascuno (conti, abitazioni e via di seguito).
Il Governo, che dovrà presentare al Parlamento il DdL di Bilancio 2019 entro il 20 ottobre dovrà fare i conti con le risorse disponibili. I 10 miliardi ad oggi stanziati non basterebbero per tutto e l’ipotesi è di attingere ai fondi non solo del ReI ma anche della Naspi, nonché di procedere con la razionalizzazione di agevolazioni e detrazioni fiscali.
In attesa di notizie ufficiali, vediamo di seguito quali sono le ultime novità sul reddito di cittadinanza 2019.

Il reddito di cittadinanza si potrà spendere solo con bancomat o app

L’importo del reddito di cittadinanza pari di base a 780 euro non potrà essere usato in contante ma, al contrario, ogni spesa sarà tracciata e dovrà essere effettuata mediante bancomat o card elettronica.
Le ultime novità sul reddito di cittadinanza, rese note dopo la conferma del suo avvio a partire dal 2019 (molto probabilmente da marzo o aprile, dopo la riforma dei CPI), arrivano a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal M5S.
In primis, nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, l’On. Castelli ha dichiarato che sarà possibile utilizzarlo soltanto con la propria tessera bancomat.
L’assegno di cittadinanza non sarà erogato in contanti tramite bonifico, ma la somma riconosciuta dallo Stato come prestazione economica di accompagnamento alla ricerca di lavoro verrà accreditata come un buono telematico.
Per le spese che invece non sarà possibile pagare con bancomat il Governo è al lavoro per la messa a punto di un app dedicata, rivolta a spese come quella per l’affitto.

Per il calcolo dell’importo necessario il modello ISEE

Oltre alle novità che riguardano le modalità in cui si potrà utilizzare il reddito di cittadinanza inizia ad esser via via più definita la platea di soggetti che ne avranno diritto.
Per fare domanda sarà necessario presentare il modello ISEE, che ad oggi pare non dovrebbe avere importo superiore ai 9.360 euro.
L’utilizzo dell’ISEE come parametro per determinare chi avrà diritto al reddito di cittadinanza ha tra le principali criticità che tra gli esclusi dalla misura potrebbero essere i cittadini con casa di proprietà, seppur disoccupati o titolari di redditi inferiori al minimo.
In merito l’intenzione di Di Maio sarebbe quella di escludere la prima casa dal calcolo dei limiti economici e dei requisiti per richiedere l’assegno mensile.

Reddito di cittadinanza: le spese vietate

Il reddito di cittadinanza potrà essere utilizzato soltanto per alcune tipologie di spese che, sostanza, sono quelle essenziali e necessarie per la quotidianità.
Tra le spese vietate, invece, ci saranno sicuramente quelle relative al gioco d’azzardo ma anche gli acquisti in tecnologia dovranno essere preventivamente autorizzati. L’idea è quindi di controllare in maniera scrupolosa come viene speso l’assegno dai beneficiari della misura.
Il reddito di cittadinanza potrà essere utilizzato soltanto per le spese di primaria necessità, come quelle relative all’alimentazione, o per l’abbigliamento.
Come sarà gestito il sistema dei controlli? Sul punto si attende con particolare interesse di conoscere l’impianto che verrà messo in piedi dalla Legge di Bilancio 2019, tenuto conto delle criticità relative alla digitalizzazione non solo della PA ma anche delle imprese italiane.

Spese solo in Italia? Reddito di cittadinanza per incentivare il consumo

Tra i diversi possibili limiti all’utilizzo del reddito di cittadinanza è stato il Vice Premier M5S Luigi Di Maio a dichiarare che saranno autorizzate soltanto le spese sostenute in Italia.
L’idea è quella di prendere “due piccioni con una fava”: non solo aiutare disoccupati e persone in difficoltà economica ma anche incentivare il consumo ed aiutare le attività commerciali italiane.
La finalità consumistica del reddito di cittadinanza è confermata anche dall’ipotesi di un incentivo premiale per chi spende di più. L’idea è di incrementare l’importo del 4% ogni volta in cui ne venga utilizzato almeno il 75% o l’80%. Di contro, l’importo verrebbe decurtato (sempre del 4%) nel caso di uso inferiore a tali percentuali.
Nell’intervista rilasciata nella giornata di ieri al programma Quarta Repubblica, Di Maio ha dichiarato che:
“Questi soldi inonderanno il commercio, negozi e piccole imprese. (...) Avremo un gettito Iva e di Pil superiore alle aspettative”
Nella stessa intervista è stato chiarito che anche gli stranieri avranno diritto al reddito di cittadinanza, ma soltanto qualora risultino residenti in Italia da almeno 10 anni.

Tessera sanitaria scaduta: come fare il rinnovo

Tessera sanitaria scaduta: come fare il rinnovo

 

Se la tessera sanitaria è scaduta l’Agenzia delle Entrate invia immediatamente un nuovo tesserino. In caso di ritardo, però, è bene rivolgersi alla Asl competente sul territorio.

Tessera sanitaria scaduta: come fare il rinnovo
In caso di tessera sanitaria scaduta è bene procedere il prima possibile con il rinnovo.
Infatti, anche se apparentemente può sembrare un documento di scarsa utilità, la tessera sanitaria ha diverse funzioni. Ad esempio, la tessera sanitaria viene richiesta dalla farmacia per l’emissione dello scontrino parlante utile ai fini della detrazione Irpef per l’acquisto di medicinali; questa poi assolve la funzione di codice fiscale, oltre a poter essere utilizzata fuori dall’Italia per ottenere gratuitamente i servizi sanitari negli altri Paesi dell’Unione Europea. Ecco perché prima di partire per un viaggio in Europa vi consigliamo sempre di controllare che la tessera sanitaria non sia scaduta, così da poterla utilizzare in caso di necessità.
Per tutti questi motivi è importante capire come fare il rinnovo della tessera sanitaria; a tal proposito, se ti sei accorto che per la tua tessera fiscale siamo ormai vicini alla data di scadenza, in questo articolo troverai tutte le informazioni utili su come fare il rinnovo e su come comportarti nel caso in cui il nuovo tesserino non dovesse arrivare entro la data di scadenza.

Tessera sanitaria scaduta: quali conseguenze?

La tessera sanitaria è un documento personale di colore celeste che riporta il codice fiscale ed è in genere dotato di chip. Viene rilasciata a tutti i cittadini titolari di codice sanitario e aventi diritto all’assistenza sanitaria da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
La validità della tessera sanitaria è di 6 anni dalla data di emissione, mentre per i nuovi nati a cui viene attribuito il codice fiscale la tessera sanitaria ha validità 1 anno. Nel dettaglio, la data di scadenza è indicata sia sul fronte (in basso a sinistra) che sul retro (in basso a destra) del tesserino.

Prima della data di scadenza, in genere, l’Agenzia delle Entrate provvede a spedirne una nuova, ma perché questo accada il cittadino deve avere l’assistenza sanitaria attiva. Per quanto riguarda il permesso di soggiorno, la scadenza della tessera sanitaria coincide con la scadenza di quest’ultimo.
In ogni caso non vi preoccupate: la tessera sanitaria scaduta è valida come certificazione del codice fiscale e il diritto alla prestazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale è comunque garantito. Strutture sanitarie e farmacie, infatti, rilasceranno comunque il cosiddetto scontrino parlante. Solo se il cittadino deve recarsi all’estero e non ha ancora ricevuto la nuova tessera sanitaria deve provvedere, prima della partenza, a farsi rilasciare dalla propria Asl il certificato sostitutivo TEAM (Tessera Europea Assicurazione Malattia).
Per avere maggiori dettagli sulla tessera sanitaria e codice fiscale ci si può rivolgere al numero verde dell’Agenzia delle Entrate 800.030.070.

Rinnovo tessera sanitaria scaduta

Come anticipato la tessera sanitaria viene rilasciata a tutti i cittadini titolari di codice fiscale che hanno diritto all’assistenza da parte del Servizio Sanitario Nazionale e a tutti i nuovi nati a cui è stato attribuito il codice fiscale. L’invio della tessera sanitaria per i nuovi nati avviene automaticamente e ha validità di 1 anno.
La tessera sanitaria è valida 6 anni per gli assistiti ASL, mentre per i cittadini stranieri con permesso di soggiorno in scadenza o limitato, la tessera sanitaria ha validità solo per il periodo di permanenza in Italia.
Se si sta avvicinando la data di scadenza della nostra tessera sanitaria non dovremo fare niente, perché sarà l’Agenzia delle Entrate a spedircela in busta chiusa direttamente a casa nostra. Infatti, alla sua scadenza, l’invio della nuova tessera sanitaria è generato automaticamente non appena l’Asl comunica i dati di assistenza al Sistema TS.
Se invece la tessera sanitaria non è scaduta, bensì è andata persa, dovrete richiedere un duplicato (qui le istruzioni per farlo).

Cosa fare se la nuova non arriva

Nell’eventualità in cui la nuova tessera sanitaria non dovesse essere recapitata, ci possiamo rivolgere all’Asl più vicina che provvederà immediatamente a rilasciare un certificato provvisorio sostitutivo in attesa dell’invio di una nuova tessera sanitaria originale da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Come abbiamo detto, la tessera sanitaria viene inviata automaticamente al cittadino, ma può capitare anche che l’interessato non abbia mai ricevuto la tessera sanitaria. I motivi possono essere di varia natura, come ad esempio errori al codice fiscale. Se quest’ultimo non è corretto bisogna rivolgersi agli uffici dell’Agenzia delle Entrate e richiederlo mostrando un documento d’identità valido.
Nel caso in cui il problema non fosse dovuto al codice fiscale, sarà opportuno recarsi presso la propria Asl di appartenenza e risolvere il problema. La prima cosa da fare, in ogni caso, è quella di controllare se si è iscritti alla Asl e se i dati di assistenza sono stati inviati telematicamente al Sistema TS.
Inoltre, chi vuole controllare online lo stato di emissione della sua tessera sanitaria può farlo su questo portale nella sezione “Per vedere lo stato della mia Tessera Sanitaria”, ricordandosi di avere a portata di mano il codice fiscale.

fonte https://www.money.it/rinnovo-tessera-sanitaria-scaduta?utm_source=Money.it&utm_campaign=33c5de1700-RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-33c5de1700-302919809

Manovra: bonus edilizi stabilizzati fino al 31 dicembre 2021

Manovra: bonus edilizi stabilizzati fino al 31 dicembre 2021



Girotto (presidente Commissione Industria Senato): “Stabilizzeremo fino al 2021 le detrazioni fiscali, sia quelle semplici, sia quelle di efficientamento energetico, sia le detrazioni per il consolidamento sismico. Ecoprestito per l'avvio dei lavori”
Martedì 2 Ottobre 2018
La Manovra in arrivo conterrà anche la stabilizzazione per tre anni – fino al 31 dicembre 2021 – dei bonus edilizi.
Lo ha promesso il presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato, Gianni Pietro Girotto (M5S).
"Le detrazioni fiscali sono state il salvagente dell'Italia; hanno fermato l'emorragia del comparto edilizio dopo la crisi del 2008. Abbiamo le serie storiche dei dati che ci confermano la bontà di questo strumento, che però veniva prorogato ogni anno di un anno, quindi sempre col contagocce e senza dare fiducia né alle aziende produttrici né ai cittadini che sapevano di dover correre, perché devi avere la fattura in mano per ottenere la detrazione fiscale", ha detto Girotto in una intervista ad Askanews.
"Ho fatto di questa battaglia uno dei miei sforzi principali, ero riuscito a far approvare all'unanimità, 3 anni fa, una mozione per stabilizzare per tre anni questo strumento, ma il precedente Governo non ha mai ottemperato, ed è quello che adesso porteremo noi in Legge di Bilancio. Stabilizzeremo fino al 2021 le detrazioni fiscali, sia quelle semplici, sia quelle di efficientamento energetico (possiamo dimezzare i consumi energetici con l'efficientamento), sia le detrazioni per il consolidamento sismico, per irrobustire i nostri edifici; ogni cittadino sa che l'Italia purtroppo è a rischio sismico. Quindi – ha spiegato il presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato - non solo le stabilizziamo per tre anni, ma stiamo lavorando per renderle più funzionali: un ecoprestito per l'avvio dei lavori e possibilmente anche una maggiore flessibilità della cessione del credito di imposta. Era stato introdotto nella scorsa legislatura, una delle poche cose su cui eravamo d'accordo; cercheremo di renderlo più flessibile e ampliare la platea di coloro a cui si possono concedere questi crediti per portare a maggior sviluppo."
fonte:  https://www.casaeclima.com/ar_36307__manovra-bonus-edilizi-stabilizzati-per-tre-anni-girotto.html?mc_cid=f6b41ecab2&mc_eid=c407fb72cd

martedì 2 ottobre 2018

Appuntamenti in Biblioteca con la rassegna Il Lodigiano e i suoi tesori: venerdì 12 e 26 ottobre -- CASTIGLIONE D'ADDA

CASTIGLIONE D'ADDA  


Appuntamenti in Biblioteca con la rassegna Il Lodigiano e i suoi tesori: venerdì 12 e 26 ottobre

Due appuntamenti in Biblioteca all’interno della rassegna “Il Lodigiano e i suoi tesori”:

-venerdì 12 ottobre ore 21.00 
SCORCI DI VIA FRANCIGENA NEL TERRITORIO LOMBARDO E LODIGIANO
Conferenza inerente la Via Francigena con particolare riferimento al tratto lombardo-lodigiano, a cura del Dr. Luciano Gallardo


-venerdì 26 ottobre ore 21.00
Il MISTERO DELLA SPARIZIONE DEL TESORO DI SAN BASSIANO TRA STORIA E LEGGENDA
Conferenza relativa ai fatti accaduti nei primi decenni del XVI secolo a Lodi, quando i Lanzichenecchi penetrarono all’interno del Duom alla    ricerca del tesoro, a cura dell’Ing. Sandro De Palma

lodigiano e i suoi tesori

FONTE:   http://www.comune.castiglionedadda.lo.it/eventi/appuntamenti-in-biblioteca-con-la-rassegna-il-lodigiano-e-i-suoi-tesori-venerdi-12-e-26-ottobre/

Flat tax a tre aliquote

 
 

Flat tax a tre aliquote

 

La bozza della nota di aggiornamento al Def prevede una introduzione graduale della flat tax sui redditi, passando dalle cinque aliquote attuali subito a tre e poi a due dal 2021
vignetta con omino in dubbio tra tasse e debiti
di Gabriella Lax - Introduzione graduale della flat tax sui redditi, passando dalle cinque aliquote attuali subito a tre e poi a due dal 2021 e pace fiscale con tetto a 100 mila euro. Queste le previsioni della bozza della nota di aggiornamento al Def approvata dal Governo. Come si legge nella bozza, gli obiettivi dell'esecutivo sono, da un lato: «avviare da subito la riforma dell'imposta sui redditi delle famiglie e dei cosiddetti contribuenti minimi» e poi «la graduale introduzione di una flat tax sui redditi avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all'occupazione tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro».
Leggi anche Manovra: tutti i punti del Def

Def, introduzione di una flat tax in modo graduale

Come avverrà la riduzione delle aliquote? Come specificato nella bozza, per le persone fisiche, si passerà inizialmente dalle attuali cinque a tre aliquote, fino ad arrivare, nel 2021 a due aliquote. Dunque «Il livello delle aliquote verrà gradualmente ridotto, fino ad arrivare a un'unica aliquota del 23% per i redditi fino a 75 mila euro e 33% fino alla fine della legislatura sopra a tale livello entro la fine della legislatura». Attualmente il meccanismo dell'Irpef si fonda su cinque aliquote: fino a 8.000 euro c'è la no tax area; per redditi fino a 15 mila euro il 23%, da 15.001 a 28.000, il 27%; da 28.001 a 55.000, il 38%; da 55.001 a 75.000, il 41% e da 75.001 in su il 43%. Inoltre si starebbe pensando far scendere l'aliquota Irpef del 23% al 22%.
Doppio scaglione invece per il regime dei minimi rivisto e corretto in chiave flat tax. Un'aliquota del 15% per i ricavi fino a 65 mila euro e un'aliquota del 20% per quelli fino a 100 mila euro, compresa l'Iva, abbracciando così i criteri dell'Europa. Circa infine l'ampliamento dei minimi che potrà godere dell'esenzione della fatturazione elettronica, la bozza chiarisce, in generale, che «i cambiamenti allo studio consistono nell'innalzamento della soglia di ricavi e delle spese per il personale e per i beni strumentali a cui si applica il regime dei minimi, beneficiando così di una platea più ampia di artigiani, piccoli imprenditori e professionisti».
La cosiddetta "pace fiscale", infine, avrà ad oggetto cartelle esattoriali e liti fiscali pendenti fino al secondo grado. I tecnici del ministero fissano a 50 miliardi la soglia di valore contabile residuo dei crediti recuperabili a fronte delle giacenze degli enti pari a 800 miliardi.


LIMITAZIONI PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DELL’ARIA IN LOMBARDIA

LIMITAZIONI PER MIGLIORARE LA QUALITA’ DELL’ARIA

A seguito della sottoscrizione dell’ Accordo del Bacino Padano, e delle delibere attuative della Giunta Regionale n. 7095/2017 e n. 7696/2018, nonché dalla d.G.R. n.449/18 di aggiornamento del PRIA, sono state stabilite nuove disposizioni per l’installazione e l’utilizzo dei generatori di calore a biomassa legnosa (caminetti e stufe, a legna o a pellet).
In particolare è in vigore su tutto il territorio regionale lombardo:
=> il divieto di nuova installazione di generatori di calore alimentati da biomassa legnosa con prestazioni emissive inferiori a quelle individuate dal DM n. 186 del 7/11/17 per le seguenti classi:
  • “tre stelle”, per i generatori installati dall’1.10.2018 (obbligo di installazione di generatori ad almeno 3 stelle) ;
  • “quattro stelle”, per i generatori installati dall’1.1.2020 (obbligo di installazione di generatori ad almeno 4 stelle)
=> il divieto di utilizzo di generatori di calore alimentati da biomassa legnosa con prestazioni emissive inferiori a quelle individuate dal DM n. 186 del 7/11/17 per le seguenti classi:
  • “due stelle”, per i generatori in esercizio dall’1.10.2018 (divieto di utilizzo per i generatori a 0 o 1 stelle);
  • “ tre stelle”, per i generatori in esercizio dall’1.1.2020 (divieto di utilizzo per i generatori a 0 o 1 o 2 stelle);
=> dal 1 ottobre 2018, nei generatori di calore a pellet di potenza termica nominale inferiore ai 35 kW, l’obbligo di utilizzo di pellet di qualità che rispetti le condizioni previste dall’Allegato X, Parte II, sezione 4, paragrafo 1, lettera d), parte V del decreto legislativo n. 152/2006, e che sia certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2 da parte di un Organismo di certificazione accreditato, da comprovare mediante la conservazione obbligatoria della documentazione pertinente da parte dell’utilizzatore.
==> vai all’infografica
I controlli sono effettuati dalle Province – nei Comuni aventi meno di 40.000 abitanti – e dai Comuni con popolazione maggiore di 40.000 abitanti, nell’ambito delle verifiche sugli impianti termici.
La sanzione in caso di inosservanza è quella disciplinata dall’art. 27, comma 4, della Legge regionale n. 24/06 (da 500 a 5.000 €).
Si richiamano infine le disposizioni regionali in vigore introdotte dalle delibere di Giunta regionale n. 1118/13 e n. 3965/15 in merito alle regole di installazione, manutenzione e censimento degli apparecchi domestici alimentati a biomassa legnosa.
La Classificazione ambientale dei generatori di calore alimentati con biomassa legnosa La classificazione ambientale dei generatori di calore (tramite numero di stelle) è definita dal nuovo Regolamento Statale recante la disciplina dei requisiti, delle procedure e delle competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide, approvato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con il decreto n. 186 del 7 Novembre 2017 ed entrato in vigore dal 2 Gennaio 2018. Il decreto 186/2017 individua nell’allegato 1 le classi di qualità per il rilascio della certificazione ambientale e prevede all’art. 3 comma 1 che il produttore richieda a un organismo notificato il rilascio della certificazione ambientale del generatore di calore. Inoltre prevede all’art. 3, comma 4, che l’organismo notificato provveda alla pubblicazione sul proprio sito internet di un elenco delle certificazioni ambientali rilasciate. Si invitano le aziende costruttrici a rivolgersi agli organismi notificati sopra richiamati per ottenere sia la certificazione (con relativa classificazione dei propri generatori – prevista dal nuovo regolamento statale -) che la conseguente pubblicazione.
I cittadini possono acquisire le informazioni necessarie rivolgendosi direttamente alle aziende costruttrici.

domenica 30 settembre 2018



Nessun testo alternativo automatico disponibile. 
Concerto per il restauro del nostro organo Parrocchiale.
Siete tutti invitati!

Bilancio Provincia Lodi, Bariselli: «Pd risponderà a cittadini di tanta irresponsabilità»


 
 http://www.lodiedintorni.com/bilancio-provincia-lodi-bariselli-pd-rispondera-a-cittadini-di-tanta-irresponsabilita/
Politica

Bilancio Provincia Lodi, Bariselli: «Pd risponderà a cittadini di tanta irresponsabilità»

 

 

Lodi, 28 Settembre – “ Vista l’esperienza politica e anche anagrafica degli esponenti del Pd in provincia a Lodi mi sarei aspettato un po’ di maturità. Parliamo di sindaci che impedendo alla Provincia di approvare un bilancio hanno scelto di sospendere le funzioni stesse dell’istituzione che rappresentano. Quello di ieri è stato un insensato giochetto politico, un calcolo da prima repubblica messo in atto per meri interessi politici. Non accettano la sconfitta e utilizzano qualsiasi mezzuccio per danneggiarci peccato che l’unico danno che producono è quello ai cittadini. Stiamo rincorrendo i disastri che hanno prodotto cercando di ricostruire qualcosa dalle loro macerie eppure la loro speculazione politica non si ferma. Risponderanno di tale irresponsabilità direttamente ai cittadini”.
Così Claudio Bariselli segretario provinciale della Lega di Lodi.

Bilancio Provincia Lodi, Passerini: «Ultimo atto del Pd è sospensione servizi a cittadini»

http://www.lodiedintorni.com/bilancio-provincia-lodi-passerini-ultimo-atto-del-pd-e-sospensione-servizi-a-cittadini/


Politica
 

Bilancio Provincia Lodi, Passerini: «Ultimo atto del Pd è sospensione servizi a cittadini»

Lodi, 28 Settembre – “ Prima hanno tolto ai cittadini il diritto di votare per le province, poi le hanno svuotate di soldi e competenze e ieri ci hanno addirittura impedito di approvare il bilancio. Gli esponenti del Pd perseverano nella strumentalizzazione politica a scapito del benessere del territorio. Questi signori forse hanno dimenticato che non stiamo parlando di poltrone ma di strade, scuole e in generale di servizi per i cittadini. Come ultimo atto della loro tragedia il Pd di Lodi ha scelto di sospendere i servizi ai cittadini”.
Così Francesco Passerini presidente della Provincia di Lodi con i rappresentanti di Lega e Forza Italia in consiglio provinciale.

def e manovra economica del 2019

Nessun testo alternativo automatico disponibile.


 La cosa folle? Vedere dirigenti del PD, di Forza Italia e tecnici del Governo Monti gridare al default del paese. Ma quando hanno governato loro quanto era il deficit?
Avanti, contro tutto e tutti!
#Manovra #Salvini


p.s. -- giudicate voi ! politica e .....




Bollette, dal 1° ottobre +7,6% per l'energia elettrica e +6,1% per il gas

Bollette, dal 1° ottobre +7,6% per l'energia elettrica e +6,1% per il gas 


Per far fronte ai forti aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche e delle quotazioni all'ingrosso dell'energia elettrica e del gas che hanno raggiunto in Italia e in Europa livelli record, per l'elettricità l'Arera ha deciso di rinnovare il blocco degli oneri generali di sistema. Situazioni analoghe di tensioni sui prezzi si riscontrano in altri Paesi europei, come in Francia e Spagna, in cui le Autorità di regolazione stanno attentamente monitorando le dinamiche di mercato per assicurarne il buon funzionamento, a tutela dei consumatori.
Già in occasione dell'aggiornamento di fine giugno, gli oneri generali erano stati notevolmente diminuiti per attutire l'impatto dell'aumento del prezzo dell'energia. Ciò avrebbe dovuto comportare un aumento per recuperare il gettito perduto. Con questa manovra l'Autorità utilizza nella misura massima possibile la sua azione di 'scudo', rinviando di un ulteriore trimestre il rialzo necessario degli oneri. L'effetto complessivo di questa manovra è il contenimento della spesa per i consumatori elettrici, domestici e non domestici, di circa un miliardo di euro (per tutto il 2018), a beneficio sia del mercato libero che di quello tutelato.
L'eccezionale situazione di tensione nei mercati energetici in Europa è determinata da diversi fattori:
- le sostenute quotazioni internazionali delle materie prime energetiche; in particolare, i prezzi di riferimento per l'Europa del gas naturale e del carbone risultano (in euro) in aumento del 13% e del 12% nel trimestre in corso rispetto al secondo trimestre 2018;
- le quotazioni del gas europeo sono spinte verso l'alto anche dall'aumento dei prezzi del gas trasportato via mare (GNL) sui mercati asiatici (+22% - in euro - rispetto al secondo trimestre 2018), in quanto tale tensione limita in prospettiva l'offerta di gas naturale disponibile per l'Europa;
- la crescita senza precedenti del prezzo dei permessi di emissione di anidride carbonica (CO2, +29% negli ultimi tre mesi rispetto al trimestre precedente), cioè dei titoli che i produttori di energia elettrica devono acquistare per compensare la loro CO2 immessa nell'atmosfera;
- le limitazioni e l'incertezza legata allo stop totale o parziale di 22 reattori nucleari su 58 in Francia, per manutenzione o limitazioni nell'uso dell'acqua per la refrigerazione degli impianti a causa delle elevate temperature estive.
Conseguentemente, in base ai dati di pre-consuntivo, il prezzo della borsa elettrica italiana (PUN) risulta in aumento di circa il 29% rispetto al secondo trimestre del 2018, scontando anche il calo della produzione idroelettrica e temperature superiori alla media stagionale nel mese di settembre. Inoltre i prezzi sui mercati a termine per il quarto trimestre non danno segnali di inversione dell'attuale tendenza al rialzo.
Pur in presenza del blocco degli oneri generali elettrici, dal prossimo 1° ottobre la spesa per l'energia per la famiglia tipo in tutela registrerà un incremento del 7,6% per l'energia elettrica (+1,5 cent€/kWh) e del 6,1% per il gas naturale (+4,78cent€/Smc) rispetto alla spesa del terzo trimestre.
Per l'elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nell'anno scorrevole (compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018) sarà di 552 euro, con una variazione del +6,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° gennaio 2017 - 31 dicembre 2017), corrispondente a un aumento di circa 32 euro/anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.096 euro, con una variazione del +5,9% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° gennaio 2017 - 31 dicembre 2017), corrispondente a circa 61 euro/anno.

Venerdì 5 ottobre in sez lega Santangel.,inizio serate a tema, vi ricordo che tutti possono partecipare

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